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Amnesty: in Iraq crimini di guerra contro sunniti da milizie sciite armate dal governo

Mentre tutti i media parlano delle atrocità che starebbe commettendo l'ISIS, Amnesty International denuncia che "le milizie sciite, sostenute e armate dal governo iracheno" avrebbero "rapito e ucciso numerosi civili sunniti negli ultimi mesi, beneficiando della totale impunità per questi crimini di guerra", con la scusa di voler "vendicare gli attacchi del gruppo armato che si definisce Stato Islamico".

Mentre tutti i media parlano delle atrocità che starebbe commettendo l'ISIS in Iraq, Amnesty International pubblica il rapporto "Impunità assoluta: il potere delle milizie in Iraq" che, precisa l'associazione per i diritti umani, "contiene agghiaccianti resoconti di attacchi settari compiuti dalle sempre più potenti milizie sciite a Baghdad, Samarra e Kirkuk, apparentemente per vendicare attacchi del gruppo armato che si definisce Stato Islamico". Amnesty accusa "le milizie sciite, sostenute e armate dal governo iracheno, di aver rapito e ucciso numerosi civili sunniti negli ultimi mesi, beneficiando della totale impunità per questi crimini di guerra", denunciando che "decine di corpi non identificati sono stati rinvenuti in tutto il Paese, ammanettati e con fori di proiettili alla nuca, seguendo uno schema di uccisioni deliberate nello stile di un'esecuzione". Donatella Rovera, alta consulente per la risposta alle crisi di Amnesty International, dichiara: "Dando il suo assenso alle milizie che continuano a commettere questi orribili abusi, il governo iracheno sta approvando crimini di guerra e alimentando un pericoloso ciclo di violenza settaria che sta spaccando il Paese. Il sostegno del governo al potere delle milizie deve finire immediatamente. - aggiungendo - La sorte di molte delle persone rapite dalle milizie sciite nelle settimane e nei mesi passati resta sconosciuta. Alcuni prigionieri sono stati uccisi persino dopo che le loro famiglie avevano pagato riscatti anche superiori a 60.000 euro per ottenere il loro rilascio".

Amnesty riporta che "l'elenco delle milizie sciite ritenute responsabili della scia di rapimenti e uccisioni comprende 'Asa'ib Alh al-Haq, le Brigade Badr, l'Esercito del Mahdi e Kata'ib Hizbullah", spiegando: "Il potere e l'importanza di queste milizie sono ulteriormente aumentati da giugno, dopo che il ritiro dell'esercito iracheno ha lasciato quasi un terzo del paese allo Stato Islamico. Ne fanno parte decine di migliaia di persone che, pur indossando uniformi militari, operano al di fuori di qualsiasi contesto legale e senza alcuna supervisione da parte delle autorità". "Il nuovo governo del primo ministro Haider al-Abadi deve agire subito per riprendere il controllo delle milizie e ristabilire la legge" esorta Rovera, chiarendo che "non chiamando le milizie a rispondere dei loro crimini di guerra e di altre gravi violazioni dei diritti umani, le autorità irachene hanno praticamente dato via libera alla loro violenza sfrenata contro i sunniti", ed avverte: "Le milizie sciite stanno prendendo selvaggiamente di mira i civili sunniti, ufficialmente con la scusa di combattere il terrorismo, ma con l'apparente obiettivo di punirli per l'ascesa dello Stato islamico e per i suoi orribili crimini". Amnesty denuncia inoltre anche le "gravi violazioni dei diritti umani" perpetrate direttamente dalle "forze regolari irachene", con l'Ong che afferma di aver "scoperto prove di torture e maltrattamenti ai danni dei detenuti così come di decessi in custodia di sunniti imprigionati ai sensi della legge antiterrorismo del 2005".

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