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Amadei: volevano bloccare "20 sigarette" su Nassiriya

Il regista di "20 sigarette" Aureliano Amadei afferma in conferenza stampa che "persone vicine al Ministero della Difesa hanno chiesto ai genitori delle vittime di protestare per bloccare il mio film". Smentisce la Difesa e i familiari delle vittime.

Aureliano Amadei è il regista di "20 sigarette", film tratto dal suo libro, ma è anche l'aiuto regista di Stefano Rolla, vittima insieme agli altri 18 italiani della strage di Nassiriya (Iraq) del 12 novembre 2003. Amadei, invece, si è salvato anche se di Nassiriya non gli è rimasto solo il ricordo di una "missione di pace" dove si muore come in guerra, ma anche un timpano perforato, una caviglia che lo costringe a camminare con un bastone e diverse schegge in corpo.
E ieri Aureliano Amadei, prima di aver ricevuto una standing ovation di quasi un quarto d'ora finita la proiezione del suo film al Festival di Venezia, si è reso protagonista anche per una frase rilasciata in conferenza stampa.
"Mi è stato detto che recentemente persone vicine al Ministero della Difesa hanno chiesto ai genitori delle vittime di protestare per bloccare il mio film", ha detto Amedei ai giornalisti.
Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto replica attraverso una nota "che nessuna persona vicino al Ministro abbia fatto pressioni sui familiari delle vittime" aggiungendo che "se poi uno dei 300mila militari ha detto qualcosa questo non lo so e non lo posso sapere". Anche il figlio del brigadiere Domenico Intravaglia morto a Nassiriya afferma che "nessuno dal Ministero della Difesa" ha contattato lui o le altre famiglie.

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