le notizie che fanno testo, dal 2010

Nucleare iraniano, accordo raggiunto. Israele: "errore di proporzioni storiche"

Dopo più di dieci anni di trattative, l'Iran e le 5+1 grandi potenze mondiali (Stati Uniti, Cina, Germania, Francia, Gran Bretagna e Russia) hanno raggiunto un accordo sul nucleare. Secondo l'accordo, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, dall'Unione europea e dall'ONU verrebbero tolte in cambio dell'accettazione da parte dell'Iran di paletti sul suo programma nucleare. Insoddisfatto il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu che ha definito l'accordo sul programma nucleare iraniano "un grave errore di proporzioni storiche".

Dopo più di dieci anni di trattative, l'Iran e le 5+1 grandi potenze mondiali (Stati Uniti, Cina, Germania, Francia, Gran Bretagna e Russia) hanno raggiunto un accordo sul nucleare. Secondo l'accordo, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, dall'Unione europea e dall'ONU verrebbero tolte in cambio dell'accettazione da parte dell'Iran di paletti sul suo programma nucleare che l'Occidente ha sospettato finora essere finalizzato alla creazione della bomba atomica. Le linee guida dell'accordo erano state in realtà già tracciate ad inizio aprile, quando l'Iran ha accettato una serie di limiti sul programma nucleare che rassicura le grandi potenze sul fatto che Teheran non riuscirà, almeno nel breve periodo, a costruire armi atomiche. L'accordo rappresenta una grande vittoria politica sia per Barack Obama che per il presidente iraniano Hassan Rouhani, eletto un paio di anni fa proprio sulla promessa che sarebbe riuscito a ridurre l'isolamento diplomatico di un paese che conta ben 77 milioni di abitanti.
Chi continua a rimanere estremamente insoddisfatto per l'accordo è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che lo ha definito "un grave errore di proporzioni storiche". Già ad aprile Netanyahu aveva infatti insistito che nell'accordo sarebbe dovuto essere inserito "un chiaro ed inequivocabile riconoscimento del diritto di Israele ad esistere". Ora il premier israeliano si dice convinto che "l'accordo porterà solamente l'Iran a perseguire la strada che la porterà alla costruzione di una bomba nucleare", evidenziando: "L'Iran ha fatto jackpot, ha ottenuto una miniera d'oro in contanti di centinaia di miliardi di dollari che le consentiranno di continuare a perseguire la sua aggressività e il terrore nella regione e nel mondo". Il viceministro degli Esteri israeliano Tzipi Hotovely avverte quindi che Israele "agirà con tutti i mezzi per cercare di bloccare l'accordo in via di ratifica", lasciando intendere che Israele userà tutta la sua influenza sul Congresso degli Stati Uniti controllato dai repubblicani. Il Congresso USA ha 60 giorni per ratificare o meno l'accordo. In caso l'accordo venga rifiutato in sede di voto, Obama però può apporre il proprio veto a tale bocciatura. Anche gli Stati arabi governati da musulmani sunniti, in particolare l'Arabia Saudita, non appaiono soddisfatti dell'accordo poiché sostengono che l'Iran aiuta i loro nemici nella guerra in Siria e nello Yemen. Alla domanda rivolta al ministro francese degli Esteri in merito al fatto che l'Iran potrebbe cercare di destabilizzare la regione con i soldi che riceverà dalla revoca delle sanzioni, Laurent Fabius a risposto: "Sarà uno dei test e saremo estremamente vigili".
L'accordo prevede un meccanismo di "snapback" in base al quale alcune sanzioni potrebbero essere riapplicate nel giro di 65 giorni se l'Iran violerà quanto sottoscritto. Inoltre, rimane in vigore per altri 5 anni l'embargo sulle armi delle Nazioni Unite e per altri 8 anni quello sull'acquisto di tecnologia missilistica. Per l'Iran, ovviamente, la fine delle sanzioni potrebbe portare ad un vero e proprio boom economico poiché finora le restrizioni hanno drasticamente tagliato le esportazioni di petrolio ed impedito le importazioni. Dopo l'annuncio del raggiungimento dell'accordo, il prezzo del petrolio è infatti diminuito di circa un dollaro.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: