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Iran: 9 detenute in sciopero della fame. Amnesty: "Io sono la voce"

Il 25 novembre ricorre la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne". Amnesty International lancia la campagna "Io sono la voce" e denuncia lo stato delle carceri iraniane, dove nove donne attualmente sono in sciopero della fame, colpevoli di aver "esercitato pacificamente i loro diritti alla libertà d'espressione".

Il diritto della libertà di stampa e di espressione si sta degradando in tutto il mondo. E se un civilissimo Paese come l'Italia è al 70esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa redatta dalla Freedom House nel 2012 e sta per incarcerare un direttore di un giornale (cioè Alessandro Sallusti de "il Giornale"), ci si può immaginare che cosa succeda in Paesi come l'Iran, fanalino di coda della classifica in posizione 192. Se l'Italia nella "Global Press Freedom Ranking" è considerata "Partly Free", l'Iran è infatti "Not Free" sempre secondo la Freedom House. In Iran è molto facile essere incarcerati per reati "di pensiero", soprattutto se si è donne e si esprime (e si vive) un'opinione non "conforme" al regime di Teheran. Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Nordafrica di Amnesty International fa un lungo elenco di detenute nelle carceri iraniane il cui unico strumento di lotta è lo sciopero della fame, sacrificio per cui, tra le altre cose, vengono anche punite dalle autorità carcerarie. Bahareh Hedayat, Zhila Bani Ya'ghoub, Shiva Nazar Ahari, Mahsa Amrabadi e Zhila Karamzadeh-Makvandi sono solo alcune di queste donne coraggiose nel carcere di Evin a Teheran. Le nove detenute, fa sapere Amnesty International "intendono proseguire lo sciopero della fame fino a quando la direzione del carcere non presenterà scuse formali, garantirà che trattamenti del genere non si ripeteranno e restituirà i loro effetti personali". Il che, potrebbe osservare qualcuno, potrebbe essere anche mai, ma con le opportune pressioni internazionali e soprattutto la solidarietà della gente comune di tutto il mondo, il risultato potrebbe esserci presto. "Queste donne sono in carcere solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti alla libertà d'espressione, riunione e associazione. Non solo non dovrebbero subire trattamenti degradanti, ma non dovrebbero neanche stare in prigione. Devono essere rilasciate immediatamente e senza condizioni", ha spiegato Ann Harrison. Contro la violazione dei diritti umani delle donne in Medio Oriente e Nordafrica Amnesty International Italia ha lanciato "Io sono la voce", campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi tramite SMS solidale al 45509, attiva dal 29 ottobre al 25 novembre. "Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM Vodafone, Wind, 3 PosteMobile, CoopVoce e Nòverca; sarà di 2 euro per ciascuna chiamata da rete fissa TWT e di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastwebnet", comunica Amnesty Italia. Il 25 novembre, data ultima della raccolta fondi, ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, e quanto raccolto da Amnesty International grazie a questa iniziativa, spiega l'associazione per i diritti umani, "consentiranno ad di stare accanto alle donne del Medio Oriente e del Nordafrica, sostenerle e proteggerle dalla discriminazione e dalla violenza nonché porre l'attenzione sui diritti delle donne a rischio in paesi come Iran, Siria, Tunisia, Arabia Saudita, Egitto e Bahrein".

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