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La generazione perduta Inps. Prosegue calo contratti stabili, meno 33% a febbraio 2016

L'Inps conferma che senza gli sgravi del Jobs Act diminuiscono i contratti a tempo indeterminato (leggi a tutele crescenti). Tutto questo mentre "il livello di disoccupazione giovanile in Italia è assolutamente intollerabile" e c'è il rischio di avere "intere generazioni perdute all'interno del nostro Paese" come avverte Tito Boeri.

L'Osservatorio sul precariato Inps conferma i dati pubblicati ad inizio apile dall'Istat. Secondo l'Istituto di statistica la stima degli occupati a febbraio 2016 diminuisce infatti dello 0,4% (-97 mila persone occupate). Anche l'Inps certifica ora la diminuizione delle assunzioni nel settore privato che segnano un calo di 48mila unità rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso pari al 12% in meno. Di questi 48mila contratti in meno ben 46mila sono quelli a tempo indeterminato (leggi a tutele crescenti), in caduta del 33% rispetto a febbraio 2015. Senza più gli sgravi del Jobs Act, come era prevedibile, il mercato del lavoro si ferma nuovamente. Sempre l'Inps aveva calcolato infatti che a gennaio 2016 c'era stato un 34% in meno di contratti a tempo indeterminato.

A sottolineare che "il livello di disoccupazione giovanile in Italia è assolutamente intollerabile" è d'altronde lo stesso presidente dell'Inps, Tito Boeri, che avverte del fondato rischio di avere "intere generazioni perdute all'interno del nostro Paese". Boeri ribadisce quindi l'importanza della flessibilità in uscita nel sistema pensionistico invitando il governo a varare tale misura in tempi stretti perché al momento "c'è una penalizzazione molto forte dei giovani". Ma anche per chi sta per andare in pensione.

Se la crescita economica rimarrà modesta infatti c'è il rischio di una vera e propria implosione a partire, ad essere ottimisti, dal 2030. Secondo una proiezione fatta da La Stampa i figli del baby boom, quelli nati biennio 1964-65, quando l'Italia nel pieno miracolo economico partorì oltre un milione di bambini, busseranno infatti alle porte dell'Inps per avere la pensione e a quel punto il sistema potrebbe non reggere, soprattutto se nelle casse non entreranno i contribuiti dei giovani di oggi perché non lavorano o lavorano poco e sottopagati. Senza contare i nati negli anni '80 che rischieranno di andare in pensione all'età di 75 anni per via della crisi economica che ha causato a questa generazione "una discontinuità contributiva" come spiega Boeri.

"Con la disoccupazione che abbiamo e la mancata crescita economica, in un'Italia sempre più anziana, l'Inps rischia di saltare entro 15 anni" avverte anche Raffaele Marmo, collaboratore di Maurizio Sacconi e di Elsa Fornero al Ministero del Welfare. Anche le previsioni contenute nelle busta arancione che l'Inps sta per inviare a 7 milioni di persone appaiono ottimiste perché, spiega Marmo a La Stampa, presuppongono "il canonico 1,5% di crescita del PIL, ma chi l'ha detto che sarà così?".

Già il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che nel 2016 l'Italia crescerà appena dell'1% e nel 2017 dell'1,1%. Insomma, nella busta arancione potrebbe essere indicato l'importo di un assegno previdenziale fin troppo ricco rispetto alla realtà di domani. Nonostante questo, la classe politica ha tentato fino all'ultimo di rinviare l'invio delle buste arancioni dell'Inps proprio per la "paura che dare queste informazioni la possa penalizzare e di essere puniti sul piano elettorale" come rivela Tito Boeri.

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