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Inps, pensione a rischio per precari: minima e non prima dei 70 anni

Il commissario straordinario dell'Inps, Vittorio Conti, presenta alla Camera il Rapporto annuale 2013, evidenziando che il 2013 si chiude con i conti in rosso a causa soprattutto dell'ex Inpdap, ma ciò non metterebbe a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico. Sono invece a rischio le pensioni dei lavoratori precari che verrebbero erogate non prima dei 70 anni e "con un tasso di trasformazione che, molto probabilmente, collocherebbe il pensionato nella fascia dei soggetti da tutelare con forme di tipo assistenziale".

L'Inps chiude il 2013 con i conti in rosso. Il commissario straordinario dell'Inps, Vittorio Conti, presenta alla Camera il Rapporto annuale 2013, elencando il fatto che "la gestione finanziaria di competenza nel 2013 ha evidenziato, nel complesso, un saldo di meno 9.875 milioni di euro, quale differenza fra 396.821 milioni di euro di entrate e 406.696 milioni di euro di uscite complessive". L'Inps in una nota stampa sottolinea quindi che "il disavanzo finanziario di competenza, di oltre 9 miliardi di euro, è da ascrivere in larga parte alla Gestione dipendenti pubblici (ex Inpdap)". Conti assicura però che "il deficit patrimoniale e lo squilibrio strutturale dell'ex Inpdap non mettono a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico". La situazione patrimoniale dell’Inps, alla fine dell’esercizio 2013, rileva un patrimonio netto di 7,5 mld di euro in flessione rispetto ai 21,9 mld del 2012. Tuttavia nel 2014 il patrimonio netto salirà a 29,2 mld per effetto dell’art. 1, comma 5, legge 27 dicembre 2013 n. 147, che ha neutralizzato 21,7 mld di anticipazioni di bilancio concesse all’Inpdap.

Nel corso della sua relazione, Vittorio Conti ha poi evidenziato i problemi pensionistici legati alla precarietà. Il Commissario straordianario dell'Inps sottolinea infatti che "sul versante del mercato del lavoro può pesare molto la discontinuità dell’occupazione in assenza di adeguate tutele", spiegando per esempio che "con 5 anni di disoccupazione, nei primi 10 anni del percorso lavorativo, si dovranno aggiungere due anni di lavoro in più a fine carriera per recuperare lo stesso tasso di trasformazione di una vita lavorativa continua". Conti avverte però che "ben più pesante è la prospettiva per un lavoratore che, pur in presenza di ricorrenti periodi di precarietà nell’arco di tutta la sua carriera (per ritardi, discontinuità, periodi di disoccupazione), dovesse comunque riuscire a completare i 20 anni minimi di
contribuzione per il diritto alla pensione: - chiarendo - la conseguirebbe a 70 anni con un tasso di trasformazione che, molto probabilmente, lo collocherebbe nella fascia dei soggetti da tutelare con forme di tipo assistenziale".

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