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Inventato Pesce di Babele: auricolare traduce lingue, ma meglio Totò e Peppino

Un inglese e una francese. I due non si capiscono per niente (manco uno fosse cinese e l'altra afghana) ma, per miracolo tecnologico, inseriti degli auricolari "magici", ecco che un traduttore virtuale colma la loro ignoranza. Si capiscono! E' un miracolo? No è Pilot, il nuovo auricolare traduttore che promette (e per ora incassa in crowdfunding), di essere il Pesce di Babele. Ma è sempre meglio la comunicazione universale di Totò e Peppino.

Il Pesce di Babele diventa una realtà, anche se lo stesso pesce nella "Guida galattica per gli autostoppisti" direbbe che è solo una trovata di marketing. Il Pesce di Babele (Babelfish) è, per chi non lo sapesse, un pesce immaginato dalla fantasia di Douglas Adams che, se infilato nell'orecchio, dà la possibilità di comprendere istantaneamente tutte le lingue dell'universo. Il pesciolino galattico si ciba di energia mentale di chi lo ospita e, come escrementi (che fa immediati), crea le traduzioni che vanno a finire nei centri del linguaggio: ergo possedere un Babelfish significa comprendere chiunque (ma non significa, ovviamente, poter essere sempre compresi, a prescindere che l'interlocutore abbia un Pesce di Babele infilato nel condotto uditivo).

Il desiderio di avere un traduttore automatico direttamente all'orecchio è un sogno a lungo ricercato dalla tecnologia e in genere dai militari. Dire infatti "noi siamo amici, veniamo in pace" in varie lingue mediorientali non ha prezzo, per tutto il resto ci sono i bombardamenti. Ma anche il mercato "consumer" per gli accarezzatori di smartphone desidera un gadget che possa eliminare i traduttori (in carne ed ossa) e comunque ogni intermediario che aiuti a scavalcare la barriera linguistica.

Andrew Ochoa e i suoi amici della Waverly Labs sta raccogliendo soldi a palate (su Indiegogo) per il suo Pilot, ovvero degli auricolari/traduttori che, grazie all'onnipresente smartphone, potranno rendere "comprensibili" due persone che parlano due lingue diverse. Il nuovo traduttore in stile Pesce di Babele è spiegato in modo suggestivo (parimenti furbesco) nel video della società, che racconta come il leader del gruppo abbia avuto l'idea quando aveva incontrato una ragazza francese. Ed ecco il miracolo nel filmino pubblicitario, lui (Ochoa) mette l'auricolare ad una ragazza francese (che ora è tornata nella sua vita?) e mentre lui le dice (in inglese) "mi senti in francese?", la ragazza sente (in francese) "mi senti in francese?" e scoppia in una risata liberatoria con una serie di "oui, oui!" (che vogliono dire "si, si!").

Il nuovo gadget funziona in questo modo. Abbiamo due Pilot e, chiaramente, l'app Pilot su un cellulare che ha, evidentemente, un abbonamento al servizio di traduzione e, pare, ma molto probabilmente, un servizio cloud di traduzione. Quindi riepilogando: due auricolari, uno smartphone, un'app e, c'è da aggiungere, perché troppi se lo dimenticano, campo (e banda). Quindi bisogna cancellare dall'immaginazione l'occasione di spiegare il proprio amore alla ragazzetta francese proprio là, al quarto gradino della scalinata romantica, perché là non c'è campo. E neppure in mezzo al deserto quando lui, bello come Lawrence d'Arabia, vi dirà "me farebbe na bira", voi, di madrelingua inglese non lo capirete, perché Pilot non funziona. Sarà comunque la sua eruttazione successiva (burping) a farvi capire che non era la persona giusta.

Per ora Pilot "l'auricolare traduttore" funzionerà traducendo in inglese, spagnolo, francese, italiano e portoghese. Sì c'è anche l'italiano! Ma comunque Pilot mette le mani avanti per chi si aspetta troppo da lui. Innanzitutto non è davvero come Babelfish dato che la Waverly Labs ci tiene a sottolineare che "in questa prima generazione" la traduzione avviene solamente con chi ha addosso il secondo auricolare Pilot, cioè, per capirsi "non traduce tutto quello che capita intorno a voi". In secondo luogo la traduzione è lenta (il Pesce di Babele era velocissimo, ricordate?) "almeno un paio di secondi" ma ci stanno lavorando molto, dicono. In più la traduzione "non è perfetta" dato che "può portare a dei malintesi" (avete mai usato Google Traduttore per qualcosa di serio?), e ovviamente "non può essere usato offline" anche se "ci stanno lavorando" in una edizione speciale.

In più mentre il Pesce di Babele era un pesce, gli auricolari traduttori Pilot non sono nemmeno "waterproof". Quindi con la vostra prossima conquista, a meno che non siate nati benestanti e abbiate potuto godere di mezzi formativi che vi abbiano potuto inculcare qualche idioma (compresa la vostra madre lingua), siete condannati ancora alla comunicazione universale alla Totò e Peppino. Che è quella, tra parentesi, che faceva rimorchiare davvero.

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