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Marò tornano in India, PDL: lunedì Monti riferisca in Parlamento

Dopo che la Farnesina aveva annunciato, aprendo uno strappo diplomatico con l'India, che i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sarebbero rimasti in Italia, all'ultimo minuto sono tornati in India. Il PDL chiede al governo di riferire in aula sulla vicenda.

Dopo che il ministro indiano della Giustizia Ashwani Kumar aveva assicurato sul fatto che se i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sarebbero tornati in India entro il 22 marzo si sarebbe potuto "porre rimedio alla sfortunata situazione" della mancata promessa da parte dell'Italia di riconsegnare i militari, in extremis la vicenda diplomatica si è conclusa. I due marò sono stati "rispediti" in India con l'assicurazione da parte della Farnesina che "la situazione si sta normalizzando". Il ministro degli Esteri Giulio Terzi assicura infatti che l'Italia non sta mandando i due marò "allo sbaraglio, incontro ad un destino ignoto", assicurando che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "non rischiano la pena di morte". "Senza lo strappo non avremmo potuto contrattare con il governo indiano le condizioni attuali, che prevedono per loro condizioni di vivibilità quotidiana nel paese e la garanzia che non verrà applicata la pena massima prevista per il reato di cui sono accusati. Su questo adesso non abbiamo più preoccupazioni" spiega Terzi, assicurando: "Deve essere chiaro che il nostro sforzo non finisce qui. Con l'India abbiamo aperto adesso un canale di comunicazione diplomatica e giuridica che riparte da presupposti diversi, e che si basa sul principio del mutuo rispetto tra i due paesi, così come ha chiesto l'ONU più volte".

Particolarmente dura, alla notizia che i due marò dovevano tornare in India, è stata la reazione del centrodestra, che da sempre si batte per cercare di riportare in patria i due militari. "E' una decisione tanto inaspettata quanto grave, che ha il sapore di un tragico ritorno all'Italietta. Così si perde la credibilità nazionale e internazionale" tuona Angelino Alfano, ma sono stati tanti i commenti da parte dei vertici del PDL, con Maurizio Gasparri che sottolinea: "La vicenda dei marò p incredibile, il ministro Terzi tragga le conseguenze: il paese è stato esposto al ridicolo - annunciando - Chiederemo al Senato che lunedì Monti, che deve venire in Parlamento per parlare dell'adempimento dei vertici europei, parli davanti al paese anche di questa vicenda, non può non farlo". "Siamo angosciati per la sorte dei marò e preoccupati per la figura grottesca a livello internazionale" incalza Fabrizio Cicchitto, che aggiunge: "Si é trattato di una gestione di bassissimo profilo che si é conclusa in modo schizofrenico. Chiediamo al governo quale sia la ratio del suo comportamento e di venire in aula a riferire".

"Il governo deve al più presto spiegare alle Camere, e attraverso le Camere agli italiani, tutti i passaggi e tutte le motivazioni nella vicenda che ha portato prima alla decisione di non rimandare in India i due marò, poi ad una sconcertante decisione di segno opposto" afferma anche Anna Maria Bernini, che sottolinea: "Bene ha fatto il presidente dei senatori del PDL, Renato Schifani, a sollecitare la convocazione del governo da parte del Presidente del Senato. Il comportamento altalenante dell'esecutivo ha messo a repentaglio non solo - e questo è drammatico - i destini personali dei due militari, ma l'immagine dell'Italia, le nostre relazioni internazionali e commerciali, con un impatto potenzialmente devastante sul lavoro delle nostre imprese in India. Abbiamo bisogno non solo di avere spiegazioni sull'accaduto, ma soprattutto di sapere quali siano le prospettive di soluzione di una vicenda tutt'altro che conclusa". Nonostante tali dichiarazioni, il ministro degli Esteri Giulio Terzi che non vede il motivo per dimettersi visto che in questi mesi la Farnesina ha lavorato cercando "sponde diplomatiche e giuridiche per risolvere la situazione".

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