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Caso marò, UE a India: accusa legata a legge anti-terrorismo è inaccettabile

Il procuratore generale indiano ha chiesto alla Corte suprema dell'India di poter gestire il processo dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e applicando il SUA Act, cioè la legge antiterrorismo. Sdegno da parte delle istituzioni italiane. Emma Bonino assicura che "tutte le opzioni sono aperte" mantre l'UE chiarisce che l'accusa indiana legata alla legge anti-terrorismo "significa che l'Italia sarebbe vista come un Paese terrorista e questo è inaccettabile".

Dopo due anni di attesa, alla fine il procuratore generale indiano ha chiesto alla Corte suprema dell'India (come paventato da molti in questi mesi) di poter gestire il processo dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e applicando il SUA Act, cioè la legge antiterrorismo. Sdegno per questa richiesta da parte di tutte le istituzioni italiane e non solo, nonché respinta totalmente dagli avvocati del governo italiano che sottolineano come di fatto la legge antiterrorismo verrebbe così applicata ad incaricati dello Stato italiano (i due fucilieri di Marina), imbarcati proprio per combattere il terrorismo e la pirateria. L'Italia quindi si prepara a rifiutare formalmente la giurisdizione indiana per ricorrere al Tribunale internazionale ONU del diritto del mare di Amburgo (convenzione Unclos), affinché ci sia una composizione internazionale a valutare il caso dei due marò Girone e Latorre.

Davanti alle Commissioni Esteri-Difesa di Camera e Senato, Emma Bonino ha quindi assicurato: "Tutte le opzioni sono aperte, sia quelle diplomatiche e politiche sia la valutazione giuridica: l'obiettivo è il ritorno in dignità dei nostri marò". La Bonino spiega che anche l'Unione europea è dalla parte dell'Italia in questa vicenda perché, spiega, "è stato chiarito anche agli Stati membri dell'UE che l'utilizzo della legge antiterrorismo" per processare i due marò bloccati in India "mette in discussione l'interno impianto della lotta alla pirateria con i contributi dei 28 e non solo". Il ministro degli Esteri ha quindi ribadito che "i nostri marò non sono né terroristi né pirati: svolgevano un incarico a nome del governo italiano".

Una prima chiara risposta dall'UE sul caso dei due marò arriva proprio oggi quando Catherine Ashton, l'Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera, rispondendo a una domanda durante l'audizione al Parlamento europeo, ha affermato che l'accusa indiana legata alla legge anti-terrorismo "significa che l'Italia sarebbe vista come un Paese terrorista e questo è inaccettabile". Catherine Ashton ha quindi precisato che la posizione dell'UE è stata comunicata al governo dell'India. Inoltre, Emma Bonino anticipa che il governo italiano ha "avviato un contatto" con l'Alto commissariato per i Diritti umani dell'ONU "per violazione dei diritti umani per quanto riguarda la mancanza di un capo di imputazione per i marò da parte dell'India dopo due anni, accompagnata da una restrizione della libertà". La Corte Suprema indiana si è riservata di assumere in proprio la decisione il 18 febbraio mentre il tribunale speciale incaricato del processo è stato convocato il 25 febbraio.

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