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Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: le "barre d'uranio" tra documenti top secret

Il 20 marzo 1994 morivano, uccisi in un agguato, i giornalisti Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin. A venti anni di distanza non c'è ancora una verità, soprattutto giudiziaria, sull'omicidio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin. Laura Boldrini ha avviato la procedura per desecretare i documenti archiviati dalle commissioni d'inchiesta, mentre Greenpeace pubblica un "elenco dei soli documenti classificati e riservati", tra i quali spunta uno dell'Aise (ex Sismi) avente per oggetto: "Barre d'uranio - caso Alpi".

"L'ufficio di presidenza della Camera dei deputati nel dicembre 2013, su proposta della presidente Laura Boldrini ha avviato la procedura per desecretare tutti i documenti archiviati dalle commissioni bicamerali d'inchiesta delle ultime tre legislature e dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin" ricorda Mariangela Gritta Grainer, presidente dell'Associazione Ilaria Alpi alla vigilia del ventennale dell'uccisione a colpi di kalashnikov della giornalista del Tg3 e dell'operatore che con la sua telecamera voleva testimoniare non solo la guerra civile in Somalia ma soprattutto il traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici. Ilaria Alpi fu uccisa, il 20 marzo 1994, perché stava per raccontare "cose grosse", evidentemente troppo grosse visto che su parte del materiale analizzato dalle commissioni d'inchiesta parlamentari è stato posto il "segreto di Stato" che, come ricorda Mariangela Gritta Grainer è previsto solo "su atti, documenti, notizie, attività, cose e luoghi la cui conoscenza non autorizzata può danneggiare gravemente gli interessi fondamentali dello Stato". Lo Stato però non sono le istituzioni ma i cittadini, migliaia dei quali (oltre 50mila in pochi giorni) hanno firmato una petizione dove viene denunciato che "a venti anni di distanza siamo ancora in attesa di conoscere tutta la verità su quella vicenda", soprattutto giudiziaria. Sarebbero circa 8mila i documenti che "i servizi di sicurezza militare, l'ex Sismi, oggi Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna, ndr) hanno accumulato su fatti che attengono all'esecuzione dei due giornalisti". Molti dei quali, attentamente "nascosti".

A Montecitorio si è svolto un incontro per commemorare Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, una "occasione per fare il punto sulla giusta richiesta di trasparenza" come ha sottolineato Laura Boldrini. "Do atto alla Presidenza della Camera di aver avviato la desecretazione degli atti. L'unica speranza può venire dai documenti riservati. Li aspetto da Laura Boldrini" afferma la mamma di Ilaria Alpi, Luciana, nel corso della conferenza stampa di viale Mazzini per la presentazione della serata del 20 marzo su Raitre "La strada della verità. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin". A chiedere con insistenza la desecretazione della voluminosa quantità di documenti citati nelle diverse commissioni d'inchiesta sui rifiuti e i traffici illegali è stata Greenpeace, che in una lettera inviata a Laura Boldrini e Pietro Grasso sottolineavano come "sia giunto il momento che finalmente si permetta ai cittadini italiani di conoscere meglio un capitolo importante della loro storia" visto che alcuni di questi documenti tenuti sotto chiave "riguardano vicende ancora oscure degli ultimi vent'anni della storia recente italiana. Come la morte sospetta del Comandante De Grazia, definita dalla stessa Commissione parlamentare uno dei misteri irrisolti del nostro Paese. O come i traffici internazionali di rifiuti verso la Somalia". Ieri inoltre Greenpeace Italia ha pubblicato un estratto degli archivi parlamentari - datato al settembre 2012 - che riporta l'elenco dei documenti che sarebbero da desecretare. Greenpeace sottolinea che "quelli riservati sono circa 750 e forse non sono tutti" rimandando ad un altro allegato con un loro "elenco dei soli documenti classificati e riservati". In una nota, Giuseppe Onufrio, direttore Esecutivo di Greenpeace Italia, fa notare che "guardando i titoli, oltre un centinaio di documenti riguardano esplicitamente il ruolo del faccendiere Giorgio Comerio e dell'ODM (Oceanic Disposal Mangment), una settantina più generalmente i traffici di rifiuti tossici e radioattivi, oltre un centinaio le cosiddette 'navi a perdere' e una sessantina riguardano la Somalia". Tra i documenti secretati anche uno dell'Aise avente per oggetto: "Barre d'uranio - caso Alpi".

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