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Siria e Iraq: coalizione USA ammette di aver ucciso 188 civili. Ma numeri poco credibili

La coalizione a guida Stati Uniti in Siria ed Iraq ha ammesso di aver ucciso "accidentalmente" almeno 188 civili da quando sono iniziati i bombardamenti aerei contro lo Stato Islamico. Ma i numeri delle vittime civili sembrano sottostimate.

La coalizione a guida Stati Uniti in Siria ed Iraq ha ammesso di aver ucciso "involontariamente" almeno 188 civili da quando sono iniziati i bombardamenti aerei contro lo Stato Islamico. A riferirlo è il Combined Joint Task Force - Operation Inherent Resolve (CJTF-OIR), che nel report mensile sugli attacchi aerei pubblicato lunedì 2 gennaio ha riferito che "almeno 188 civili sono stati accidentalmente uccisi nel corso dei raid della coalizione dall'inizio dell'Operation Inherent Resolve".

"Anche se la coalizione effettua sforzi straordinari per colpire obiettivi militari in modo da minimizzare il rischio di vittime civili, in alcuni casi i morti sono inevitabili" ha dichiarato il CJTF-OIR nel porgere "le più sentite condoglianze alle famiglie e alle persone colpite da questi attacchi".

Su 23 relazioni, ben 13 però sarebbero state "valutate non credibili", a causa degli scarsi dati riferiti dall'intelligence USA presente in Siria e in Iraq, e molte organizzazioni denunciano che le vittime civili sono sottostimate. Amnesty International sostiene per esempio che almeno 300 persone siano state uccise nei soli 11 attacchi aerei monitorati.

Un dato impressionante, se si considera che a fine dicembre 2016 la coalizione a guida americana, composta da più di 60 Stati, ha condotto quasi 17.000 raid contro l'ISIS (10mila in Iraq ed oltre 6mila in Siria), di cui migliaia nel 2014 anche se non aveva alcuna autorizzazione da parte del governo siriano ufficiale o del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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