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Ilva di Taranto: esuberi per 1.500 addetti dopo sequestro 13 società gruppo Riva

Dopo l'annuncio del sequestro di tredici società del gruppo Riva da parte del gip di Taranto, la Uilm annuncia che ci saranno per questo motivo 1.500 esuberi, e sottolinea: "Siamo favorevoli affinchè nessuna lentezza nelle procedure autorizzative possa bloccare i lavori previsti dal piano Ambiente per l'Ilva, manon possiamo accettare che produzione ed occupabilità delle aziende collegate paghino in modo così pesante e costante".

Il 24 maggio il gip di Taranto, Patrizia Todisco, aveva disposto un sequestro preventivo per equivalente di 8,1 miliardi di euro sulla capogruppo Riva Fire, che per la magistratura sarebbero necessari per risanare il "disastro ambientale" provocato dalla gestione dell' ILVA da parte dei Riva. Da allora, era stato però sequestrato solo un miliardo di euro circa. L'11 settembre, il gip di Taranto ordina quindi il sequestro di tredici società del gruppo (dodici a Milano ed una a Varese) che si occupano delle diverse attività della holding, per l'ammontare di un altro miliardo di euro. A finire sotto sequestro, anche i conti del gruppo siderurgico Riva. Le ordinanze, invece, non toccano l' Ilva di Taranto, che può continuare a produrre, anche se molto al di sotto delle sue potenzialità avendo due altiforni fermi per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale. Il "Salva Ilva" (legge 231 del 2012 ), infatti, dispone la continuità produttiva nonostante rimanga in vigore il sequestro disposto alla fine del luglio 2012.

Ma dopo quest'ultimo sequestro di beni, il gruppo Riva metterà in libertà circa 1.500 addetti che operano nelle 13 società riconducibili alla famiglia. Ad annunciarlo è la Uilm, con il segretario nazionale Mario Ghini che commenta in una nota: "Ancora una volta le iniziative disposte dagli uffici del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Taranto determinano una ripercussione negativa sulla produzione siderurgica nazionale e sugli approvvigionamenti d'acciaio utili alle imprese manifatturiere italiane ed estere - e sottolinea - Se è vero che le parti sociali, datoriali ed istituzionali sono tutte coinvolte nel raggiungimento di un coerente equilibrio tra azioni di risanamento ambientale e ripristino produttivo relative al sito di Taranto, è inconcepibile che si mini la ripresa e l'occupazione confiscando strutture in questo caso riconducibili ad Ilva Spa, a Riva Forni Elettrici Spa, a Riva Fire Spa".

La Uilm quindi conclude: "Siamo favorevoli affinchè nessuna lentezza nelle procedure autorizzative possa bloccare i lavori previsti dal piano Ambiente per l'Ilva, ma
non possiamo accettare che produzione ed occupabilità delle aziende collegate paghino in modo così pesante e costante. Si è venuto a creare, con questo ultimo annuncio di esuberi un clima d'incertezza nel settore siderurgico che fa male ai tentativi di ripresa dell'economia italiana e all'immagine del Paese sui mercati internazionali. - e avverte - Il sindacato si prepara a reagire duramente".

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