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Renzi: "svolta" nelle trivellazioni. Greenpeace: futuro è in rinnovabili

Matteo Renzi annuncia una nuova "svolta", quella che andrebbe ad intensificare le trivellazioni in Italia, sia sulla terraferma che nel mare, quello Mediterrano, aggiungendo che il prino del governo non sarà fermato da "tre, quattro comitatini". Replica Greenpeace Italia, che invita Renzi sia ad analizzare "i dati veri" che a salire sulla Rainbow Warrior per ascoltare i "comitati locali".

In una recente intervista al Corriere della Sera, Matteo Renzi annuncia una nuova "svolta", quella che andrebbe ad intensificare le trivellazioni in Italia, affermando: "Nel piano sblocca Italia c’è un progetto molto serio sullo sblocco minerario. E' impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40mila persone e - aggiungendo - non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini". Non si è fatta attendere la risposta di uno di quei "tre, quattro comitatini" che si oppongono alle trivellazioni, sia sulla terra che in mare. Greenpeace Italia sottolinea prima di tutto che "forse offuscato dalla voglia di fare, Renzi ha dimenticato di analizzare in maniera approfondita i dati, quelli veri" evidenziando che i 40mila posti di lavoro citati dal premier, sempre se si intende "prendere per buoni i dati di Assomineraria (che ha recentemente dichiarato anche che le trivelle in mare fanno bene alla pesca)" sono ben poca cosa se confrontati con i "160mila posti di lavoro l'anno per dieci anni" più l'indotto prospettati da Confindustria e sindacati, che puntano invece a far fiorire il ramo occupazionale legato all'efficienza energetica.

Greenpeace invita quindi Renzi a "non ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili" come sembra invece che stia facendo il suo governo, anche quando in sede europea il ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi, per esempio parla dell'Italia "come il nuovo hub europeo del gas, senza rendersi conto che i consumi di gas e combustibili fossili sono in calo (talvolta crollo) da anni", precisa l'associazione ambientalista. Entrando nel dettaglio delle dichiarazioni di Matteo Renzi, Greenpeace chiarisce quindi che "il petrolio della Basilicata non ha di certo portato sviluppo economico e benessere agli abitanti della regione, ma semmai soldi nelle tasche di pochi (e sempre i soliti). Stesso discorso vale per le trivellazioni off-shore della Sicilia, dove i rischi e i danni (ad esempio su turismo e pesca sostenibile) sono tutti sulle spalle dei cittadini, mentre i guadagni finiscono altrove". Inoltre, Greenpeace chiede al Presidente del Consiglio di portare maggior rispetto a quelli che lui definisce "tre, quattro comitatini" poiché questi sono in realtà composti da "quelle centinaia di migliaia di persone che, ogni giorno, in tutta Italia, vivono sulla propria pelle le conseguenze delle fonti fossili" anche se dallo Stato non sono mai stati "interpellati sulle decisioni energetiche del Paese". Greenpeace Italia, nel ricordare che sono già oltre 45mila le firme della petizione che chiede l'abbandono delle fonti fossili pericolose, rinnova quindi l'invito a Matteo Renzi e al ministro Guidi di salire sulla Rainbow Warrior, la nave dell'associazione ambientalista in tour nel mare Mediterraneo, per ascoltare le richieste dei comitati locali (cioè quei cittadini che il premier cita sempre quando parla di primarie ed elezioni europee). Ad oggi, Renzi però non si è degnato di rispondere neanche con un tweet.

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