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Rapporto Greenpeace: in Somalia sotterrati rifiuti tossici

Greenpeace diffonde un rapporto che evidenzia come il porto di Eel Ma'aan (Somalia) sia stato costruito per sotterrare rifiuti tossici. La mente ritorna a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Greenpeace diffonde un rapporto sulle cosiddette "navi tossiche" nel mar Mediterraneo, che evidenzierebbe come il porto di Eel Ma'aan, che si trova a circa 30 chilometri da Mogadiscio, sia stato costruito da imprenditori italiani per interrare "centinaia" di container carichi di rifiuti tossici. La vicenda riporta alla mente il caso della giornalista Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin, uccisi in Somalia mentre indagavano proprio sull'occultamento di rifiuti tossici. Anche se la commissione d'inchiesta italiana presieduta da Carlo Taormina ha alla fine sostenuto che i due giornalisti sono stati uccisi mentre si "trovavano in vacanza". Il rapporto "Le navi tossiche: lo snodo italiano, l'area mediterranea e l'Africa" parla poi dell'imprenditore Giancarlo Marocchino, artefice della costruzione del porto. Lo stesso Marocchino accorso per primo dopo la brutale uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Il rapporto di Greenpeace riporta anche, oltre a varie fotografie, anche testimonianze e intercettazioni raccolte nell'ambito di un'inchiesta della procura di Asti, tra cui quella che "il 15 dicembre 1998, Ezio Scaglione (console onorario della Somalia) dichiarò al procuratore Luciano Tarditi che Marocchino aveva detto di poter sistemare rifiuti radioattivi seppellendoli in container utilizzati per rafforzare il molo di Eel Ma'aan". Anche il direttore dei lavori della strada Garoe-Bosasso (in carica dal giugno 1997 al dicembre 2008) incaricò "Marocchino per il trasporto dei materiali da costruzione dal porto di Mogadiscio al sito di costruzione della strada". Sempre in questa inchiesta, si nota come molte di queste "navi tossiche" partissero anche dall'Italia. Nel 1993, durante l'operazione "Restore Hope", gli americani fermarono proprio Giancarlo Marocchino con l'accusa di traffico d'armi per poi rilasciarlo e consegnarlo all'Italia. Fu così ascoltato dalla commissione parlamentare, ma l'imprenditore rispose che in realtà erano "articoli di ferramenta". Ora Greenpeace chiede alle Nazioni Unite di "intraprendere una valutazione indipendente della presunta discarica di rifiuti tossici e nucleari in Somalia e in particolare nell'area del porto di Eel Ma'aan". E chiede poi al governo dell'Italia di coordinare le procure che "stanno investigando sui temi del traffico di rifiuti pericolosi e radioattivi" in maniera tale da identificare le imprese e gli individui coinvolti in questi traffici.

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