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Nucleare Giappone, Greenpeace: fermare raccolta ALGHE radioattive

Fukushima continua a rappresentare una "slow Chernobyl" e continua ad alimentare la contaminazione radioattiva in cielo, terra e mare. Ma in Giappone parte la stagione della raccolta delle alghe e Greenpeace chiede al governo di fermare i pescatori. Sarebbero altamente contaminate.

Fukushima è una tragedia sottovalutata dai media internazionali. Le notizie si insabbiano con grande facilità e le lobby del nucleare fanno la loro parte nel minimizzare la catastrofe, anche perché lo stop a questa energia, figlia delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, rappresenterebbe un danno incalcolabile alle entrate di molte multinazionali. Chi fa le spese della mancanza di notizie sono certamente le popolazioni di tutto il mondo, in particolar modo quelle giapponesi, le prime a scontare l'incidente di Fukushima in cielo, in terra e in mare, come nella peggiore delle guerre. Grandissima è l'amarezza dei Giapponesi, ma molti, essendo la radioattività "invisibile" pensano che tutto tornerà come prima, incoraggiati anche dalle immagini della televisione nipponica che inquadra la scellerata "gita" della popolazione sfollata nelle zone contaminate per riprendersi alcuni effetti personali e dei ricordi, chiaramente contaminati anch'essi. Come se in Unione Sovietica gli abitanti di Pripyat nel 1986 fossero tornati ufficialmente a riprendersi pezzi della loro vita, ormai radioattiva. Con le radiazioni non si scherza, e lo sa bene Greenpeace e tutte le organizzazioni indipendenti che vigilano sulla situazione e che lanciano un nuovo appello per la contaminazione che entra inesorabilmente nell'ecosistema nipponico e mondiale. "A seguito dei risultati delle analisi condotte nei giorni scorsi dalla Rainbow Warrior e da un team terrestre, Greenpeace rivela che i campioni di alghe prelevati nell'area di Fukushima sono altamente contaminati e chiede al Governo giapponese di non consentirne la raccolta e di avviare un'indagine approfondita sui rischi a cui vengono esposti i cittadini" scrive l'organizzazione ambientalista non violenta in un comunicato e sottolinea che "i risultati preliminari delle analisi effettuate da Greenpeace impongono che il governo proceda con un campionamento più approfondito prima di consentire la tradizionale raccolta delle alghe lungo la costa della Prefettura di Fukushima e nelle aree limitrofe". Le alghe sono un cibo tradizionalmente consumato dalle popolazioni locali e questo è proprio tempo per la raccolta. I pescatori della costa di Ibaraki inizieranno difatti la pesca delle alghe dal 20 maggio, ma rischiano di raccogliere gustosi vegetali marini che rischiano di rivelarsi un veleno per la salute. Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia a bordo della Rainbow Warrior proprio durante i campionamenti commenta: "I nostri risultati indicano che c'è un rischio elevato che le alghe dell'area siano contaminate. Come mostrano i campioni di sedimenti marini analizzati dalla TEPCO e come confermano le nostre analisi preliminari, la radioattività si sta accumulando negli ecosistemi marini che forniscono un quarto del fabbisogno alimentare del popolo giapponese. Eppure le autorità non stanno facendo praticamente niente per proteggere la salute pubblica". "Complessivamente, sono stati prelevati 22 campioni di alghe raccolte a nord e a sud della centrale di Fukushima Daiichi e fino a 65 km al largo della costa. I livelli di contaminazione registrati da Greenpeace raggiungono valori di oltre 10.000 Bequerel per chilogrammo (Bq/kg), oltre cinque volte i limiti ufficiali di sicurezza". "È importante che il governo ritardi l'apertura della stagione di raccolta delle alghe per condurre studi approfonditi sia per valutare i rischi sanitari che per definire adeguate compensazioni agli operatori del settore colpiti dal disastro nucleare" - aggiunge Giorgia Monti. La situazione è quindi molto grave, ma se non ci sarà una forte sensibilizzazione internazionale nell'appoggio dell'informazione alla popolazione giapponese, si rischiano danni incommensurabili, anche per le future generazioni.

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