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Greenpeace, c'è radioattività a Tokyo. In Giappone è "credit default"

Fukushima non si ferma. Greenpeace: "Alti livelli di radioattività sono stati registrati oggi a Tokyo e nella vicina prefettura di Chiba, entrambe a più di 200 chilometri dalla centrale di Fukushima". Intanto in Giappone "la credibilità è crollata, del tutto". AIPRI: "6 mesi di censura suicida".

Fukushima è l'"apocalisse nucleare" che non c'è. Da una parte il commissario europeo per l'energia Gunther Oettinger la definiva in questo modo, sottolineando "parlo di apocalisse e credo che la parola sia particolarmente ben scelta"; dall'altra il Governo giapponese sembra ignorare la drammaticità del problema e continua nella raccomandazione che non esiste alcun pericolo per la popolazione. Questa "noncuranza" del governo giapponese è quasi imbarazzante, soprattutto per chi si ricorda di Chernobyl e per chi, come ad esempio "Mondo in cammino" (mondoincammino.org) si occupa giornalmente delle conseguenze del disastro, soprattutto sui bambini. Ma se esistono ancora ed esisteranno, purtroppo in futuro, i "bambini di Chernobyl" non esistono invece (e forse non esisteranno mai) i "bambini di Fukushima". Difatti, di questi tempi, considerando la serafica tranquillità delle autorità giapponesi, è un po' come se a Chernobyl ci si fosse quasi "preoccupati troppo". Eppure Chernobyl e Fukushima, nella scala INES, la scala di "gravità" degli incidenti nucleari, sono a "parimerito" a "livello 7", cioè "incidente catastrofico". Questa "tranquillità" non fa che imbarazzare anche i giapponesi che notano la dicotomia tra la realtà e le parole del governo nipponico, tanto da avere la sensazione di vivere in una sorta di "realtà alterata", come testimoniano decine di blogger del Sol Levante e una, in particolare, che scrive anche in italiano, Naoko Okada. Naoko Okada, da Kyoto, purtroppo ormai sempre più raramente, tiene un diario su XL di Repubblica (http://is.gd/q6BNKO). Nel suo ultimo post intitolato "Giappone. Un incubo senza fine" scrive emblematicamente: "Un mio amico di Tokyo dice che gli sembra di vivere nel mondo che descriveva lo scrittore di fantascienza Philip K. Dick, dove non si è certi se la realtà che si sta vivendo sia davvero reale o un' illusione. Perché è troppo assurdo per essere reale che dopo più di sei mesi da un incidente così disastroso, ancora ogni giorno si discuta qua e là se le centrali nucleari siano o meno sicure, diventando ormai un discorso ideologico (sull'andamento dei lavori per la messa in sicurezza della centrale di Fukushima, invece, girano pochissime notizie)". Purtroppo la realtà è una. E in Giappone è durissima. Leggendo i rapporti e le riflessioni di quella manciata di associazioni che in tutto il mondo hanno il coraggio e la competenza di parlare della materia, si scorge un futuro davvero tetro, per tutti. In uno dei suoi ultimi post l'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants) fondata dal Comandante NBCR Maurice Eugène André, tramite il suo presidente Paolo Scampa, scrive: "Più di sei mesi sono passati dal più grande disastro nucleare civile mai conosciuto dall'umanità e stiamo ancora aspettando gli indispensabili dati nucleari obiettivi che permetteranno di prendere le misure, se non esatte, almeno approssimative del disastro" (leggi "Fukushima: 6 mesi di censura suicida" http://is.gd/ECexyB). I ricercatori indipendenti, che possono parlare liberamente, continuano a chiedere "i dati", cioè quelli "veri", puntuali, indipendenti, realistici e obiettivi. Insomma quei dati che non sembrano proprio esserci. Non a caso il CRIIRAD (Commission de recherche et d'information indépendantes sur la radioactivité) continua con la sua petizione mondiale (anche in italiano http://is.gd/zqGK7U) intitolata: "Petizione per la totale trasparenza sulla radioattività dell'aria che respiriamo". Purtroppo, in assenza di dati certi, tutto ciò che viene riportato sulla rete, come testimonianze, letture dei contatori Geiger, filmati della centrale di Fukushima (con gli strani "flash"), "fondi" di blogger giapponesi, viene tutto considerato alla stregua del peggiore "gossip". La stessa Naoko Okada scrive: "Il governo ha annunciato anche che non darà supporto finanziario per la decontaminazione delle zone dove la quantità dell'esposizione (delle persone) alle radiazioni si stima inferiore ai 5 millisievert l'anno, gli enti locali protestano. Ecco quello che penso sia il vero scopo del governo per cui cerca in fretta di minimizzare i danni: ridurre le spese finanziarie. Cos'è cambiato di più dopo l'11 marzo: non si può più credere a nulla. C'è un 'credit default': la credibilità è crollata, del tutto. Non solo alla sicurezza delle centrali nucleari, ma anche al governo, alle grandi aziende e ai politici". In questa situazione tragica di "credit default" arriva "la notizia" che anche a Tokyo c'è radioattività "fuori dalla norma". Questa informazione è da mesi che circola nei siti internazionali che si occupano di Fukushima, ma la stampa "mainstream" ha potuto tranquillamente ignorare la questione. Ora, finalmente, Greenpeace, una delle poche organizzazioni ambientaliste che ha la visibilità mondiale per divulgare queste informazioni, segnala che "alti livelli di radioattività sono stati registrati oggi a Tokyo e nella vicina prefettura di Chiba, entrambe a più di 200 chilometri dalla centrale di Fukushima. Alcune misurazioni rivelano livelli di contaminazione addirittura superiori a quelli registrati nella zona di evacuazione intorno alla centrale". Continua la nota di Greenpeace, con dati che, per chi ha qualche cognizione di radioprotezione, fanno venire i brividi: "Le autorità locali hanno comunicato che durante un'ispezione sono stati misurati livelli di radioattività di 3.35 microsievert per ora lungo una strada residenziale del quartiere di Setagaya e di 5.82 microsievert per ora in un parco per bambini in Funabashi, nella prefettura di Chiba" (Il limite per la popolazione è di 1 mSv/anno. Per stare dentro questo limite il rateo di dose deve essere di circa 0,1 microSv/ora). Commenta Salvatore Barbera, responsabile della Campagna nucleare di Greenpeace Italia: "Questi nuovi test mostrano che la dispersione del materiale radioattivo fuoriuscito dalla centrale di Fukushima è più ampia e più grave di quanto si pensasse. Il fatto che le autorità locali stiano cercando di decontaminare la zona usando idranti ad alta pressione, disperdendo ancor più il materiale radioattivo invece di rimuoverlo, è il segno che non hanno ricevuto il necessario supporto dal governo centrale e che stanno operando senza seguire le normali linee guida in caso di contaminazione nucleare". Greenpeace "ritiene assurda l'intenzione del Primo Ministro Noda di far ripartire i reattori nucleari prima che venga completata l'investigazione sulle cause e le conseguenze della triplice fusione del nocciolo avvenuta sette mesi fa nella centrale di Fukushima".

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