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Giappone: condannati attivisti Greenpeace che difendono le balene

Sentenza shock in Giappone per i "Tokyo Two", Junichi Sato e Toru Suzuki attivisti di Greenpeace. I due sono stati ritenuti colpevoli di furto e violazione di domicilio per aver smascherato il contrabbando di carne di balena a bordo della Nisshin Maru, la nave fattoria della flotta baleniera giapponese.

Il Giappone è un paese di grande civiltà e di grandi meriti ma anche esso (come tutti gli altri d'altronde), ha le sue vergogne.
Una di queste vergogne giapponesi è la caccia alla balene "per scopi scientifici" che per molti nasconde la strage di questi mammiferi marini in via di estinzione e alimenterebbe un giro di contrabbando di carne ritenuta prelibatissima.
Come dice Greenpeace "la 'ricerca scientifica', che fa da copertura alla caccia baleniera giapponese, è piena di scandali ed è avversata dalla maggior parte dei Paesi. Quest'ultima vergogna denunciata da Greenpeace fa affiorare dubbi su chi ci guadagna davvero da un programma di caccia che è inutile dal punto di vista scientifico ed è economicamente insostenibile".
Il 15 maggio 2008 Greenpeace Italia pubblicava la notizia che dopo quattro mesi di indagine aveva trovato "le prove del contrabbando di carne di balena in Giappone".
I contrabbandieri non erano altri che "i membri dell'equipaggio della Nishin Maru, la nave macelleria della flotta baleniera giapponese" e Greenpeace affermava con orgoglio che "nel corso di una conferenza stampa a Kyoto, Greenpeace ha mostrato una delle scatole di carne di balena messe illegalmente in commercio. Il dossier completo dello scandalo è stato consegnato alla magistratura giapponese".
Ma come è finita la vicenda? Il Giappone ha smesso di cacciare le balene? Greenpeace è stata premiata? Ma certamente no.
Infatti a distanza di un paio d'anni i due attivisti di Greenpeace che avevano indagato sulla vicenda, i "Tokyo Two" come vengono chiamati, ovvero Junichi Sato e Toru Suzuki "sono stati condannati a un anno di reclusione con sospensione della pena per tre anni. Una sentenza assolutamente sproporzionata e ingiusta".
Far sapere al mondo e al Giappone la verità sul programma di caccia giapponese alle balene nell'Oceano Antartico è quindi un reato.
Il direttore esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo dichiara sulla vicenda: "gli attivisti non sono dei criminali e trattarli come tali pone un forte freno al progresso della società, sminuendo il valore della democrazia. La libertà di denunciare scandali in maniera pacifica non è solo un elemento fondamentale di ogni democrazia, ma un diritto che deve essere difeso. Greenpeace continuerà a ritenere questo caso una priorità internazionale finché questa condanna ingiusta non verrà ribaltata".

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