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Fracking, Greenpeace: quando shale gas può essere peggio del carbone

Il fracking (o hydrofracking) è per molti il "raschiare il fondo del barile" dell'industria petrolifera, ma i costi ambientali sono molto alti. A cominciare sull'impatto dell'estrazione dello shale gas sull'effetto serra per finire, si fa per dire, con l'impatto sulle risorse idriche. Greenpeace ed altre associazioni ambientaliste chiedono una moratoria.

Il direttore di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio interviene nuovamente sui pericoli del fracking, ovvero quella tecnica di estrazione di gas naturale (e idrocarburi) che consiste nel metodo della "fratturazione idraulica", una modalità che, in un certo senso, per molti osservatori rappresenta il "raschiare il fondo del barile" dell'industria petrolifera, ovvero il tentativo di aggredire i depositi profondi di carbone e le rocce bituminose di scisto per sostituire i giacimenti "classici" in via di esaurimento. Il fracking è diventato un termine conosciuto a molti italiani per via delle polemiche su dei presunti effetti dello stesso nel terremoto dell'Emilia Romagna. La connessione tra fracking e il terremoto in Emilia Romagna nel maggio scorso è stata seccamente smentita da Federpetroli che affermava come "nel corso degli anni, su riferimenti reali" non si hanno avute "situazioni di onde sismiche di alta scala in seguito a trivellazioni per ricerca di idrocarburi". Ma la "fratturazione idraulica" se pare non comportar danni per la "produzione" di terremoti, ha comunque dei problemi ambientali che il direttore di Greenpeace Italia ricorda in un post dell'organizzazione intitolato "Tutti i pericoli del fracking". Problematiche del fracking che ad esempio potrebbero impattare seriamente sulle risorse idriche e sulla loro "qualità". L'acqua è usata abbondantemente nel fracking sia per "fratturare le rocce" (non a caso è il fracking è detto anche hydrofracking), sia come veicolo fluido per il consolidamento dei pozzi. In primo luogo l'impatto sulle risorse idriche, come si spiega nel post di Greenpeace, potrebbe essere conseguente alla contaminazione con prodotti chimici delle falde acquifere.

Nei fluidi per la fratturazione difatti sono contenute, in misura di circa il 2 per cento, sostanze protette da segreto industriale. Osserva a questo proposito Giuseppe Onufrio: "Negli Stati Uniti, queste sostanze sono esentate dal regolamento federale e le informazioni relative sono protette come segreto industriale. Almeno 260 sostanze chimiche sono note per essere presenti in circa 197 prodotti e alcuni di questi sono noti per essere tossici, cancerogeni e mutageni. Queste sostanze chimiche possono contaminare le falde sotterranee a causa della mancata tenuta dei pozzi e consentire la migrazione di contaminanti attraverso il sottosuolo. La mancanza di libero accesso alle informazioni su queste sostanze non è accettabile". Ma considerando che una parte di questi fluidi (tra il 15 e l'80 per cento) torna su come acqua di riflusso (mentre il resto rimane in fondo al pozzo) e che questa contiene "metalli pesanti, idrocarburi e elementi radioattivi naturali" come scrive Onufrio la preoccupazione aumenta. Ma i problemi ambientali dell' hydrofracking non sono finiti qui.

Il fracking è un problema anche per le emissioni di gas a effetto serra sia in modo diretto che indiretto. Per il modo "indiretto" c'è da dire che in USA l'estrazione dello shale gas ha fatto diminuire il costo del carbone negli USA favorendone però l'export all'estero, favorendo la "carbonizzazione" di altri Paesi. Per il modo "diretto" il fracking comporta delle "emissioni fuggitive", ovvero emissioni di gas metano che, come si legge sul blog di Greenpeace sono la "quota di gas metano che sfugge al processo estrattivo e si disperde in atmosfera". "Le perdite di metano dal fracking sono, infatti, superiori di quelle legate all'estrazione del gas convenzionale, con stime che oscillano dal 30 per cento al 100 per cento in più", continua il post dell'organizzazione. Scrive ancora Onufrio:"Per le stime più pessimistiche delle emissioni fuggitive, l'impatto sul clima del gas di scisto risulta confrontabile a quello del carbone, in termini di emissioni totali di gas a effetto serra per unità di energia prodotta nell'orizzonte dei cento anni, che è quello utilizzato come riferimento dall'IPCC.". Per questo Greenpeace chiede insieme ad alttre associazioni ambinetaliste che ci sia una (http://is.gd/tEq5em) moratoria sul fracking "fino a che non verranno risolti e chiariti gli aspetti ambientali che questa forma di estrazione presenta e definite le migliori tecnologie per eliminare o minimizzare questi impatti".

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