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Cristian D'Alessandro Greenpeace resta in carcere. Gazprom: Eni bussa a porta sbagliata

Il tribunale russo di Murmansk ha deciso che Cristian D'Alessandro, l'attivista italiano di Greenpeace, e gli altri 27 compagni più due giornalisti che hanno tentato l'assalto alla piattaforma di Gazprom nel Mare di Barents, devono rimanere in custodia cautelare. Eni scrive a Gazprom invocando "clemenza", ma il colosso russo chiarisce che Paolo Scaroni "sta bussando alla porta sbagliata".

Resta in carcere in Russia fino al 24 novembre Cristian D'Alessandro, l'attivista italiano di Greenpeace trattenuto in custodia cautelare dalle autorità russe dopo che il 19 settembre, a bordo del rompighiaccio Arctic Sunrise, tentò l'assalto a una piattaforma di Gazprom nel Mare di Barents con 27 compagni e due giornalisti free lance, per protestare contro i rischi delle trivellazioni petrolifere nell'Artico. La decisione arriva dal tribunale russo di Murmansk dopo che gli avvocati di Greenpeace avevano invece chiesto la scarcerazione su cauzione per tutti gli attivisti e i due gionalisti, accusati in Russia di pirateria. Nei giorni scorsi Michele Anzaldi (Pd), Loredana De Petris (Sel) e Bruno Molea (Sc) avevano scritto a Paolo Scaroni per chiedere all'amministratore delegato dell' Eni di rivolgere "alle autorità russe un appello alla clemenza". Scaroni ha quindi scritto al Ceo di Gazprom affinché intervenga sulla vicenda. A stretto giro, però, il portavoce del colosso russo chiarisce che l'Eni di Scaroni "sta bussando alla porta sbagliata" visto che "Gazprom è una società privata e come tale non ha né i mezzi né il diritto di influenzare il sistema legale russo". L'italiano Cristian D'Alessandro, 31 anni, e gli altri attivisti rischiano di essere condannati ad una pena che può arrivare anche a 15 anni di carcere.

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