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Carnevale 2014 Roma: Greenpeace "bandisce" sostanze tossiche da vestiti Alta moda

Gli attivisti di Greenpeace hanno oggi manifestato, mascherati da imperatore, banditore e cortigiano, davanti alle vetrine dei negozi di Versace, Dolce&Gabbana e Louis Vuitton di Roma, e non solo perché è Carnevale. L'iniziativa è per proclamare che "il Re è nudo" attraverso un editto che bandisce le sostanze tossiche dai vestiti dei marchi d'Alta Moda, e chiedere a Versace, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana di aderire alla campagna Detox.

"E' ora che i marchi dell'Alta moda siano all'altezza della loro reputazione e inizino a produrre capi di abbigliamento che non costino la salute del nostro Pianeta e il futuro dei nostri figli. Impegnandosi a Detox, marchi come Valentino e Burberry hanno già dimostrato che si può produrre un'Alta moda che non costi nulla al Pianeta. Cosa aspettano invece Versace, Louis Vuitton e Dolce & Gabbana?" si chiede Esperanza Mora, Campaigner di Greenpeace Italia. Sta infatti proseguendo la campagna di Greenpeace per chiedere ai marchi dell'Alta Moda di produrre vestiti senza sostanze chimiche pericolose. Oggi, sabato 1 marzo, in 14 città d'Italia i volontari dell'organizzazione ambientalista hanno manifestato davanti alle vetrine dei negozi di Versace, Dolce & Gabbana e Louis Vuitton, tutti vestiti da Re e cortigiani, ma non solo perché è Carnevale. L'obiettivo era quello di svelare all'opinione pubblica che 'il Re è nudo' e che l'Alta moda nasconde un incubo tossico dietro i proclami di esclusività dei propri vestiti, come spiega in una nota stampa Greenpeace Italia. La mobilitazione principale è partita da Roma, dove tre volontari mascherati da imperatore, banditore e cortigiano hanno da una parte proclamato un editto che bandisce le sostanze tossiche dai vestiti dei marchi d'Alta Moda e dall'altra consegnato una lettera agli store manager di ciascun negozio, nella quale si dettagliano le richieste di adesione all'impegno "Detox".

Dopo la pubblicazione del rapporto dal titolo "Piccoli mostri nell'armadio", Greenpeace International prosegue la campagna con il dossier "Piccola storia di una bugia fuori moda" che, si precisa nella nota, svela "la presenza di sostanze chimiche pericolose nei vestiti per bambini prodotti da alcune delle più famose aziende d'Alta Moda, tra cui Versace, Louis Vuitton e Dolce & Gabbana". Greenpeace avverte che "queste sostanze vengono rilasciate nei corsi d'acqua non solo durante i processi produttivi, ma anche quando li laviamo nelle nostre lavatrici, mettendo a rischio la salute di adulti e bambini in tutto il mondo", sottolineando che "alcune di queste sostanze, una volta rilasciate nell'ambiente, possono interferire con il sistema endocrino degli esseri viventi e accumularsi nell'ecosistema". Subito dopo la pubblicazione del rapporto, avvenuta in concomitanza con l'apertura della Settimana della Moda di Milano, gli attivisti di Grennpeace erano già scesi in campo con delle azioni di protesta alla Galleria Vittorio Emanuele e al teatro Metropol di Milano, nel corso della sfilata di Dolce & Gabbana.

Sono venti le aziende che finora si sono impegnate con Greenpeace ad azzerare gli scarichi di sostanze chimiche pericolose entro il 2020. Ad aderire all'impegno Detox sono per esempio "Benetton, Canepa, Coop Svizzera, Esprit,G-Star Raw, H&M, Inditex, Levi's, Limited Brands, Mango, Marks & Spencer, Puma, Fast Retailing, Valentino, Adidas, Li-Ning, Nike, C&A". Proprio la C&A, dopo il rapporto "Piccoli mostri nell'armadio" che aveva mostrato un alto livello di NPE (nonilfenolo etossilato) in una scarpa prodotta per la vendita in Messico, ha subito assicurato che il prodotto sarebbe stato ritirato "dal mercato per svolgere ulteriori ricerche" e in via "precauzionale". In una nota, l'azienda spiega infatti che "come membro dell'iniziativa ZDHC (Zero Discharge Hazardous Chemicals), C&A rispetta il suo impegno nell'eliminare l'uso di NPE e contribuire così alla salvaguardia dell'ambiente", pur precisando che "cambiamenti significativi, duraturi e su scala industriale possono essere raggiunti solo attraverso un'attiva collaborazione di tutti gli attori di ogni segmento della catena di produzione dell'abbigliamento".

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