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Varoufakis: banche come carri armati, accordo Grecia è colpo di Stato

In attesa di sentire Alexis Tsipras riferire in Parlamento sull'accordo sottoscritto all'Eurosummit, l'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis chiarisce che questo "ha portato ad un annullamento totale della sovranità nazionale" ed invita gli europei, anche quelli a cui non frega niente della Grecia, a "guardarsi le spalle". Yanis Varoufakis è chiaro: l'accordo sulla Grecia è stato un colpo di Stato portato avanti da potenze straniere paragonabile a quello del 1967 che ha portato alla dittatura dei colonnelli, ma questa volta al posto dei carri armati sono state utilizzate le banche.

In attesa di sentire Alexis Tsipras riferire in Parlamento sull'accordo sottoscritto all'Eurosummit, l'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis chiarisce che con questa intesa "il progetto di una integrazione europea è stato ferito a morte". Nel corso di una intervista a New Statesman, Varoufakis aveva già denunciato "la completa mancanza di scrupoli democratici, da parte di presunti difensori della democrazia in Europa" e racconta l'accoglienza ricevuta durante all'Eurogruppo, riunione oltretutto che "non esiste per legge" perché "non vi è alcun trattato che prevede la convocazione di questo gruppo". L'ex ministro greco rivela che nel corso dei vertici "c'era di punto in bianco il rifiuto di impegnarsi in argomenti economici", e riporta alcuni esempi: "Proponi un'argomentazione su cui arrivi molto preparato, per avere la sicurezza che sia logicamente coerente, e come risposta hai solamente sguardi fissi nel vuoto". Varoufakis aggiunge: "E' come se non avessi mia parlato. Quello che dici è indipendente da quello che dicono loro. Potresti anche cantare l'inno nazionale svedese ma si otterebbe la stessa risposta". L'ex ministro delle Finanze greco chiarisce poi la posizione assunta fin dal primo giorno da Wolfgang Schäuble, quando il ministro tedesco precisò: "Il programma di salvataggio non si discute, questo è stato accettato dal governo precedente e non si può assolutamente permettere che un'elezione cambi qualcosa. Abbiamo sempre elezioni nell'eurozona, se ogni volta che c'è una elezione si cambia qualcosa, i contratti tra di noi non significherebbero nulla". A quel punto Varoufakis obiettò provocatoriamente: "Beh, forse non dovremmo semplicemente tenere più le elezioni nei paesi indebitati". L'ex ministro greco rivela che a tale affermazione non ci fu replica diretta ma che i componenti dell'Eurogruppo lasciarono intendere dalle loro espressioni quale risposta avrebbero voluto dare, e cioè che "sì, sarebbe una buona idea, ma sarebbe difficile da attuare".

Yanis Varoufakis ha quindi rivelato che, in base a tali premesse, ha pensato a una Grexit da subito, spiegando che all'interno del Ministero era stato convocato un piccolo gabinetto composto da 5 persone che lavorarono "in teoria, sulla carta, tutto ciò che doveva essere fatto" in caso di uscita della Grecia dall'euro. Varoufakis ammette che "una decisione esecutiva" sulla Grexit in realtà non è mai stata presa, ma sottolinea che il referendum del 5 luglio ha dato all'esecutivo greco "una spinta incredibile, che avrebbe potuto giustificare questo tipo di risposta energetica contro la BCE". L'ex ministro delle Finanze sottolinea però che invece "il governo ha deciso che la volontà del popolo, questo clamoroso 'no', non sarebbe dovuto essere utilizzato per eccitare gli animi" ed arrivare ad una Grexit. Varoufakis appare molto deluso dall'accordo firmato da Tsipras evidenziando che la Grecia deve "smetterla di prendere nuovi prestiti fingendo che il problema è stato risolto, quando non lo è; - aggiungendo - quando il debito è ancor meno sostenibile, e l'austerità penalizzerà ancora di più l'economia; spostando il peso sui non abbienti, creando una crisi umanitaria". A New Statesman Varoufakis anticipa quindi: "Questa è una cosa che non ho intenzione di accettare. Non ho intenzione di farne parte".

Il voto di Varoufakis in Parlamento all'accordo appare ancor più evidente dopo che sul suo blog l'ex ministro scrive che in base a questo accordo "la Grecia acconsente a diventare un vassallo dell'Eurogruppo", aggiungendo: "La dichiarazione dell'Eurosummit non ha nulla a che fare con l'economia, né con alcuna preoccupazione per il tipo di programma di riforme in grado di risollevare la Grecia dal suo fango. E' puramente e semplicemente una manifestazione della politica di umiliazione in azione". Varoufakis avverte: "L'accordo ha portato ad un annullamento totale della sovranità nazionale. Gli europei, anche quelli a cui non frega niente della Grecia, dovrebbe guardarsi le spalle". L'ex ministro greco chiarisce infine: "Il recente Eursummit è infatti a dir poco il culmine di un colpo di Stato" e lo paragona a quello del 1967 che ha portato alla dittatura dei colonnelli quando "sono stati i carri armati che potenze straniere hanno utilizzato a far finire la democrazia greca". Varoufakis è chiaro: "Nel 2015 un altro colpo è Stato messo in atto da potenze straniere che hanno utilizzato, al posto dei carri armati, le banche della Grecia". L'ex ministro fa notare però che "la principale differenza economica risiede nel fatto che, mentre nel 1967 la proprietà pubblica della Grecia non è stata preso di mira, nel 2015 i poteri dietro il colpo di Stato hanno chiesto la consegna di tutti i rimanenti beni pubblici".

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