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L'ultima proposta di Junker e il ricatto delle "scadenze". Tsipras temporeggia

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker lancia un ultima proposta ad Alexis Tsipras prima della scadenza del piano di aiuti, che porterebbe la grecia in default. Juncker propone a Tsipras di accettare il piano di salvataggio pubblicato domenica 28 giugno e di fare una campagna referendaria per il "si".

Dopo che anche Angela Merkel ha ammesso che "se fallisce l'euro, fallisce l'Europa", l'Eurogruppo invia un'ultima proposta dalla Grecia, quando mancano ormai poche ore alla scadenza del piano di aiuti e della rata del debito da 1,6 miliardi che Atene dovrebbe restituire al Fondo Monetario Internazionale. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker avrebbe spiegato ad Atene che se vuole arrivare ad una soluzione che eviti il default Alexis Tsipras deve spedirgli una lettera, inviandola in copia anche a Francois Hollande e Angela Merkel, dove annuncia che il governo ellenico accetta il piano di salvataggio pubblicato domenica 28 giugno (quello con inserite delle piccole modifiche tra cui il blocco dell'IVA per gli albergatori). Inoltre, Juncker consiglia a Tsipras di cominciare una campagna referendaria per invitare i greci a votare "si" al piano di salvataggio.

Nel giro di pochi minuti arriva la risposta a Junker. Alcuni media greci citano fonti governative greche le quali precisano che Alexis Tsipras al referendum del 5 luglio voterà "no" alla domanda: "Deve essere accettato il progetto di accordo presentato dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo Monetario Internazionale nell'Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituisce l'intera proposta? Il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell'attuale programma ed oltre' ed il secondo 'Analisi preliminare per la sostenibilità del debito' ". Successivamente, il quotidiano Kathimerini riporta però che "l'ufficio del primo ministro ha comunicato a Bruxelles che sta valutando la nuova proposta del presidente della Commissione UE" che include un alleggerimento del carico del debito in ottobre e nuove concessioni sul fronte delle integrazioni ai redditi più bassi.

Intanto, i maggiori leader dell'UE hanno cominciato una strana campagna a favore del "sì", come se tutti i cittadini europei dovessero votare. Nelle intenzioni di Juncker, nel caso Tsipras accettasse la sua proposta, ci sarebbe quella di convocare un vertice d'emergenza dell'Eurogruppo per sbloccare il piano di aiuti, soldi che sostanzialmente servirebbero a pagare il FMI. Come ha analizzato Joseph Stiglitz sul The Guardian, l'Unione europea sta infatti utilizzando le "scadenze" "per costringere la Grecia a sottomettersi, e ad accettare l'inaccettabile - non solo misure di austerità, ma le politiche regressive e punitive". Stiglitz si domanda: "Ma perché l'Europa vuole fare questo? Perché i leader dell'Unione europea rifiutano il referendum e persino di prolungare di qualche giorno la scadenza del 30 giugno per il prossimo pagamento della Grecia al Fondo monetario internazionale? L'Europa non comprende che è una questione di democrazia?". Joseph Stiglitz ammette però: "Questa preoccupazione per la legittimazione popolare è incompatibile con la politica della zona euro, che non è mai stata un progetto molto democratico. La maggior parte dei loro membri non hanno infatti mai cercato l'approvazione dei rispettivi popoli prima di decidere di consegnare la sovranità monetaria alla BCE. - ricordando - Quando la Svezia l'ha fatto, gli svedesi ha detto di no".

Stiglitz appare quindi concorde con il premier greco: "Molti leader europei vogliono vedere la fine del governo di sinistra del primo ministro Alexis Tsipras. Dopo tutto, è estremamente scomodo avere in Grecia un governo che è così contrario a quelle politiche che hanno fatto tanto per aumentare le disuguaglianze in tanti paesi avanzati, e che è così impegnato a contenere il potere sfrenato della ricchezza". Stiglitz infine osserva: "Il al referendum del 5 luglio significherebbe una depressione quasi senza fine. Al contrario, il no lascerebbe almeno aperta la possibilità alla Grecia, con la sua forte tradizione democratica, di tornare ad decidere del proprio destino. I greci potrebbero infatti tornare ad avere l'opportunità di costruire un futuro che, anche se forse non così prospero come nel passato, è molto più promettente della tortura irragionevole del presente".

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