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L'hacking team di Varoufakis: da euro a dracma in un click. Il piano segreto

Yanis Varoufakis rivela che mentre era la governo aveva messo in piedi un hacking team di 5 persone che dovevano creare un sistema bancario parallelo per passare dall'euro alla dracma in un click, ma che Alexis Tsipras non ha mai dato il via libera. Varoufakis svela inoltre che il softare dell'Agenzia delle Entrate della Grecia è controllato dalla Troika. E' così anche in Italia?

Dopo l'accordo firmato da Alexis Tsipras con la Troika (UE, BCE, FMI), l'ex ministro delle Finanze della Grecia Yanis Varoufakis, appena dimessosi dalla carica, aveva confessato di aver pensato a una Grexit fin dall'inizio delle trattative con i creditori internazionali, rivelando che all'interno del Ministero era stato convocato un piccolo gabinetto composto da 5 persone che lavorarono "in teoria, sulla carta, a tutto ciò che doveva essere fatto" in caso di uscita della Grecia dall'euro. Il quotidiano Kathimerini oggi rivela che in realtà il piano di Varoufakis per tornare alla dracma era molto più che un progetto teorico. Nel dicembre 2014, quindi un mese prima delle elezioni che hanno portato Syriza al governo, Alexis Tsipras avrebbe infatti invitato Yanis Varoufakis ad elaborare un sistema di pagamento che da una parte poteva operare in euro ma che poteva essere facilmente convertito in dracme. In sostanza, un deposito bancario overnight, la cui estinzione però valeva solo per il sistema euro.

Il piano prevedeva che, in caso la BCE avesse imposto la chiusura delle banche greche (cosa che è poi avvenuta) le password dei conti correnti online dei contribuenti e delle aziende sarebbero state dirottate per operare in un sistema bancario parallelo, senza l'euro. Tale sconcertante rivelazione è stata ammessa da Varoufakis nel corso di una teleconferenza con i membri internazionali dei fondi speculativi, con l'ex ministro greco della Finanze che sottolinea che "la difficoltà è stata quella di passare da 5 persone che stavano progettando il piano B alle 1.000 persone che avrebbero dovuto attuarlo". Varoufakis precisa che per passare alla fase successiva doveva infatti attendere una "autorizzazione" che "non è mai arrivata". L'ex ministro spiega che l'idea era quella di hackerare "il sito web dell'ufficio delle imposte, dove i cittadini, i contribuenti utilizzano il loro codice fiscale per effettuare operazioni su internet, come i pagamenti per l'IVA e l'imposta sul reddito".

"Avevamo intenzione di creare, di nascosto, conti di riserva legati ad ogni codice fiscale, senza dirlo a nessuno. E, con il semplice tocco di un pulsante, permettere di inviare dei codici PIN ai titolari di questi codici fiscali. Ciò avrebbe creato un sistema bancario parallelo, nonostante la chiusura delle banche a causa di una azione aggressiva da parte della BCE" spiega Varoufakis, che sottolinea però i problemi incorsi durante l'elaborazione del piano: "Il Segretario Generale delle Entrate Pubbliche del mio ministero è controllato completamente e direttamente dalla Troika. Non è sotto il controllo del Ministero, del ministro, ma controllato da Bruxelles. - aggiungendo - Anche l'Agenzia delle Entrate nel Regno Unito è controllato da Bruxelles". A questo punto, c'è chi si domanda se anche l'Agenzia delle Entrate dell'Italia sia controllata dalla Troika.

La scoperta avviene dopo che Varoufakis nomina come consulete un suo "buon amico, un amico d'infanzia che è diventato professore di informatica presso la Columbia University negli Stati Uniti" che una settimana dopo l'inizio di questi lavori rivela all'allora ministro delle Finanze: "Io riesco a controllare le macchine (i computer, ndr), controllo l'hardware, ma non controllo il software. Il software è della Troika che controlla il Segretario Generale delle Entrate Pubbliche". L'idea quindi era quella di creare un proprio programma sofware in grado di gestire il sistema bancario parallero da sostituire a quello della Troika al momento opportuno e senza che questa potesse "muovere mouse". Ma il via libera da Alexis Tsipras non è mai arrivato.

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