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Grecia: referendum su aiuti. Il "ricatto", tra default e austerity

Il premier George Papandreou annuncia quello che per il popolo greco potrebbe apparire un vero e proprio "ricatto", cioè scegliere attraverso un referendum se volere maggiori austerità o la bancarotta del Paese. Che rischia di affondare anche l'UE.

A sorpresa il premier socialista greco, George Papandreou, annuncia un referendum per gli inizi di gennaio 2012, dove i cittadini della Grecia saranno chiamati a decidere se volere o meno "i soldi" dell'UE per uscire dalla crisi in cui versa ormai da mesi. Dopo tanti negoziati tra la Grecia, la BCE, l'FMI e i vertici dell'Unione, si era finalmente giunti ad un accordo, dove si stabiliva che ci sarebbe stato un ulteriore piano d'aiuti del valore di 110 miliardi di euro. Una intesa che porta, inevitabilmente, a nuovi provvedimenti di austerity, oltre a quelli già in vigore, perché sono ormai i "creditori" della Grecia a dettare la politica del Paese. Una mossa, quella del governo ellenico, che qualcuno giudica "suicida", visto che attualmente l'esito del referendum sembra essere scontato, con una netta vittoria dei "no". Ma il premier Papandreou pare che voglia giocare soprattutto non tanto sul senso di responsabilità dei greci, di cui hanno già dato prova in quest'ultimo periodo, ma sulla "paura". Sul timore, cioè, dell'inevitabile fallimento della Grecia se il popolo decidesse di rifiutare gli aiuti dell'UE, con l'inevitabile uscita del Paese dall'euro. Una prospettiva che potrebbe inquietare una parte della popolazione greca, perché un ritorno alla dracma equivale ad un vero e proprio salto nel buio. Se quindi, come spera Papandreou, alla fine vinceranno i "sì", il premier sarà legittimato, grazie al voto a lui favorevole, ad adottare tutte le misure necessarie per far fronte alla crisi, come ulteriore mobilità e riduzioni di stipendio per i dipendenti pubblici, e nuovi tagli alle pensioni. I greci dovranno quindi scegliere tra la sicura bancarotta e una pesante austerità per anni a venire, dove si vedranno progressivamente tagliati quei diritti così faticosamente conquistati solo pochi decenni fa. Un ricatto, come lo definisce già qualcuno, anche e soprattutto morale. Ma la Grecia potrebbe anche rischiare il tutto per tutto, sapendo bene che un suo possibile default significa probabilmente il fallimento anche di altri Paesi dell'Europa, soprattutto di quelli che hanno molto investito nel debito pubblico ellenico. La prima che rischia serie conseguenze è proprio l'Italia, tanto che martedì i mercati hanno punito pesantemente Piazza Affari, che perde il 6,8% a 14.928,24 punti, dopo aver perso in giornata oltre il 7%. Il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva drammaticamente affermato poco più di una decina di giorni fa, incontrando Angela Merkel in occasione della cerimonia di addio dalla BCE di Jean-Claude Trichet, che "coloro che distruggono l'euro si assumeranno la responsabilità per la ripresa dei conflitti nel nostro continente" (http://is.gd/eHzFGy). Il fatto quindi che la Grecia abbia annunciato anche il cambiamento di tutti i suoi vertici militari, sostituendo i capi di Stato maggiore di Esercito, Marina e Aviazione, il capo di Stato maggiore Interforze, oltre ad una dozzina di alti ufficiali dell'Esercito e della Marina, lascia perplesso più di un osservatore.

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