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Grecia in crisi: ok piano austerità. Atene in fiamme. Tracciata la via

Su piazza Syntagma sierano riversate circa 200mila persone, ma la polizia le ha caricate lanciando lacrimogeni. Le bombe carta che stanno infiammando Atene sono arrivate dopo. Nonostante le proteste, il Parlamento della Grecia ha approvato un nuovo piano di austerità contro la crisi, accontentando nuovamente la Troika (UE, FMI, BCE), che elargirà nuovi "aiuti".

La Grecia sta più avanti dell'Italia, nel senso che mentre la piazza esplode di rabbia per le misure di austerità varate dal governo di Lucas Papademos, il Parlamento le approva senza batte ciglio. Anche ad Atene, infatti, hanno cercato di convincere i cittadini che il piano di austerity, voluto fortemente dalla cosiddetta Troika (UE, FMI, BCE), è il solo modo per far uscire la Grecia dalla crisi. La recessione, una sempre più inquietante povertà del popolo ellenico dovrebbe, secondo il governo di Papademos, risollevare la Grecia ed evitargli il default. I greci, però non ci credono più, e la piazza si infiamma, letteralmente.
Il fuoco divampa anche nella biblioteca dell'Università a via Stadiou, alle spalle di piazza Syntagma, ma in fumo vanno anche negozi così come un caffè della rete americana Starbucks e una filiale della banca greca Eurobank, e purtroppo si contano già 54 feriti, tra cui 40 agenti.
Per avere la seconda tranche di aiuti, il Parlamento greco ha varato un pacchetto di riforme che manderà sul lastrico migliaia, forse col tempo milioni, di famiglie greche, che difficilmente usciranno da questa crisi, ormai divenuta sistemica perché le soluzioni sono peggiori del problema, dopo le ulteriori norme approvate. Dopo il taglio 30mila statali (http://is.gd/LnzbC3), fatto storico perché in Grecia il posto da dipendente pubblico era tutelato persino dalla Costituzione, il Parlamento ha approvato un piano che prevede una radicale riforma del mercato del lavoro, un ulteriore taglio del salario minimo, abbassato del 20% e naturalmente un drastico ridimensionamento delle pensioni. Tagli inoltre nella spesa pubblica, finché i servizi, probabilmente, non saranno completamente in mano ai privati, e vendita delle quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria. Insomma, la Grecia è già fallita, perché questa deregulation è evidente che non la porterà a risolleversi, ma riuscirà solamente a consegnarla definitivamente in mano a chi si comprerà fette del suo enorme debito pubblico, imponendo di volta in volta un ricatto al posto di un altro piano di aiuti, del tutto inutile. La Grecia è un cane che si morde la coda, ma i cittadini questo lo hanno capito, e continuando di questo passo ad Atene si rischia la rivoluzione. Piazza Syntagma, davanti al Parlamento Ellenico, è stata invasa da più di 200mila persone, tra cui famiglie e bambini, per manifestare tutta la sua contrarietà al piano di austerità che da lì a poco sarebbe stato comunque varato. Come racconta l'inviato de La Repubblica Daniele Mastrogiacomo (http://is.gd/u9WMzd), piazza Syntagma è stata sgomberata dopo che i manifestanti hanno lanciato dei pericolosissimi "mandarini", lanciando quindi dei gas lacrimogeni "molto tossici" in risposta.
Non sembrano essere stati quindi gli ormai ribattezzati black bloc ad iniziare la guerriglia, come molti giornali sottolineano, ma bensì la polizia, che del tutto ingiustificatamente ha attaccato quel popolo che dovrebbe invece proteggere. A quel punto dalla folla sono usciti i gruppi "anarchici", i militanti, accolti dalla folla dagli applausi. Il gruppo di attivisti comincia quindi un lancio di bombe carta verso la polizia, per cercare di farla arretrare. Lo scopo degli attivisti è infatti quello di far raggiungere nuovamente i manifestanti in piazza Syntagma, per evidentemente asseragliare il Parlamento. Quel Parlamento che ormai, è evidente, non rappresenta più in greci, soprattutto dopo l'arrivo di Lucas Papademos, succeduto a Giórgos Papandreou nel novembre 2011 e alla guida di un governo di unità nazionale. Il piano di austerità è stato infatti approvato con 199 Sì e 74 No, mentre i parlamentari presenti al voto erano 278 in un Assemblea che ne conta 300. Circa 40 deputati hanno votato contro al piano di austerità, ottenendo l'espulsione dai due maggiori partiti greci che sostengono il governo di Lucas Papademos.
Il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, ha affermato nel corso del suo intervento in Parlamento che "la scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile" mentre Papademos ha sostenuto che senza questo voto ci sarebbe stato il "fallimento catastrofico della Grecia" nonché il suo "isolamento e l'uscita dall'euro".
In Grecia, secondo alcuni osservatori, si sta guardando in anticipo quello che potrebbe succedere in molti altri Paesi dell'Eurozona, a partire dall'Italia. Sono molte, per alcuni forse troppe e troppo preoccupanti, le analogie tra Italia e Grecia: la crisi, il governo di unità nazionale, la riforma del sistema previdenziale, il continuo taglio della spesa pubblica, la vendita di tutti i beni pubblici e a breve anche la riforma del lavoro, quella che sicuramente andrà a toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (http://is.gd/spQ3PU).
L'unica differenza, finora, è che gli italiani non protestano, e probabilmente non protesteranno (come auspica Giorgio Napolitano http://is.gd/8XotFt) neanche in futuro. In Italia i padri si sono mangiati il futuro dei figli, i figli stanno esaurendo tutte le ricchezze dei padri. Alle nuove generazioni, quindi, non rimarrà più niente, neanche il protestare. A parte, naturalmente, secondo diversi analisti, una estrema povertà, economica e di diritti.
La via in Italia è stata infatti tracciata, secondo alcuni commentatori, da quella lettera che la BCE ha inviato al governo Berlusconi lo scorso agosto, dove secondo alcuni sembra che si sia data una accelerazione a quella "politica del 20:80" (http://is.gd/gI7HVN) descritta da Hans-Peter Martin e Harald Schumann (entrambi redattori del Der Spiegel) nel libro "La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere" (Edition Raetia, 1996, traduzione di Franz Reinders) Al neoliberismo, infatti, basta il 20 per cento della forza lavoro, il restante 80 per cento è destinato a sopravvivere. Se ne ha la forza.

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