le notizie che fanno testo, dal 2010

Grecia: governo Samaras chiude tv di Stato. Verso società distopica?

La Grecia non ha più una tv ed una radio di Stato, un servizio pubblico. Il governo di Samaras chiude la Ert, e la scusa è sempre la stessa: troppo spreco di denaro. La Commissione UE afferma che è una "decisione pienamente autonoma che va vista nel contesto di modernizzazione dell'economia greca per rendere efficiente il settore pubblico". Rispetto ad società distopica?

"La chiusura della tv pubblica greca decisa dal governo ellenico è un fatto di gravità assoluta e intollerabile per una Europa che voglia avere al centro la coesione e la partecipazione civica dei popoli al progetto di unione" afferma la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) che si schiera con i colleghi giornalisti ellenici licenziati. Sono infatti circa 2.800 i dipendenti della ormai ex tv e radio di Stato della Grecia, la Ert, che si sono ritrovati licenziati da un giorno all'altro. I cittadini greci, invece, si sono ritrovati dalla mezzanotte di ieri senza una tv pubblica, in balia solamente delle televisioni commerciali. La scusa del governo greco, guidato da Antonis Samaras, è la stessa, simile a quella che sempre più spesso si sente ripetere anche in Italia: la Ert costa troppo, la Ert è spreco di denaro pubblico, la Ert è in mano ai politici, nella Ert i giornalisti sono corrotti.

Invece di presentare per esempio un business plan, come in qualsiasi altra azienda, il governo taglia e chiude, in ossequio probabilmente ai piani della troika (UE - BCE - FMI) che, in cambio della salvezza della Grecia ne ha chiesto direttamente la testa. In una sorta di excusatio non petita, la Commissione UE si affretta a precisare in una nota però che non sono stati loro "a chiedere la chiusura della tv pubblica greca ERT, una decisione pienamente autonoma che va vista nel contesto di modernizzazione dell'economia greca per rendere efficiente il settore pubblico". "Mentre la Commissione non può prescrivere agli Stati come organizzare le loro emittenti, - prosegue la nota - ci tiene a sottolineare il ruolo di un canale pubblico in tutte le circostanze economiche per il bene del pluralismo, della libertà dei media e dell'espressione della diversità" e perciò "accoglie con favore l'impegno del governo a lanciare un altro mezzo che sia economicamente sostenibile e si faccia carico del ruolo importante del servizio pubblico".

Il governo Samaras promette infatti che a settembre, forse a novembre, verrà riaperta una nuova tv ma "non di proprietà dello Stato". Se anche fosse vero, non solo in questa nuova rete non verrebbero riassorbiti i quasi 3mila dipendenti ma probabilmente, ironizza già qualcuno, di servizio pubblico rimarrebbero solo i bagni. Chiudere la Ert è una mossa più "simile a un governo tipo Ceausescu che a una democrazia" ha protestato quindi il leader del maggior sindacato greco dei dipendenti televisivi, Panayotis Kalfayanis. "Il governo della troika procede con il suo programma fascista, questo è un colpo alla democrazia e all'intero popolo greco, ancora più grave perché mascherato da tentativo di modernizzazione. Uccidono solo i nostri diritti" afferma invece al fattoquotidiano.it il deputato del Syriza, Vassilis Kiriakakis.

La FNSI chiarisce infatti che "nessuna politica di austerità può giustificare operazioni di questo tipo che sono veri e propri furti di democrazia, di lavoro e di conoscenza - aggiungendo - In tutti i paesi, e soprattutto in quelli attraversati da maggiore difficoltà economica e sociale, il servizio pubblico è condizione essenziale per l'accesso minimale di tutte le voci all'informazione diffusa, per il confronto di tutti senza dover soggiacere a interessi di potentati economici, di trust, oligopoli di qualsiasi specie". La Federazione della Stampa Italiana si dice quindi pronta ad azioni comuni di giornalisti e cittadini nel nostro Paese e di solidarietà diretta e partecipe ad Atene. Intanto, in Grecia, il settore dell'informazione (Esiea) ha proclamato uno sciopero di 24 ore dei giornalisti, dei tecnici e dei dipendenti amministrativi di tutti i mezzi d'informazione radiotelevisivi pubblici e privati del Paese, compresa dell'agenzia di stampa statale Ana-Mpe. Lo sciopero in realtà, si legge nel comunicato, si fermerà soltanto quando ''il governo ritirerà le proprie decisioni autoritarie che imbavagliano l'informazione''.

L'Adedy, uno dei due maggiori sindacati della Grecia che rappresenta i dipendenti del settore pubblico, afferma senza troppi giri di parole che "l'obiettivo del governo è quello dello 'sfascio' del settore pubblico e il licenziamento di 14.500 dipendenti entro la fine di luglio''. L'obiettivo della troika, invece, sembra essere sempre di più quello di fare della Grecia il primo vero esperimento di società distopica, tanto che anche l'USIGRai, il sindacato dei giornalisti della Rai, avverte: "Quando si spegne l'informazione, si spegne la democrazia. La chiusura della tv di stato da parte del Governo greco in nome del rigore è un segnale d'allarme che preoccupa. - chiarendo - Il risanamento di un Paese non può e non deve passare attraverso la chiusura del servizio pubblico radiotelevisivo. In un momento drammatico come questo, il ruolo dell'informazione pubblica ci sembra più che mai necessario e insostituibile per raccontare un Paese".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: