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Unilibro porta in tribunale Google. Per una libera concorrenza su internet

Unilibro ha "depositato un ricorso cautelare per chiedere un provvedimento d'urgenza nei confronti di Google" dopo aver riscotrato "una serie di anomalie" nell'indicizzazione sul motore di ricerca di Mountain View che ha penalizzato la libreria online. Anomalie che anche altri webmaster e piccoli editori hanno osservato, le quali potrebbero alterare il mercato della libera concorrenza su internet.

Mentre i grossi editori (soprattutto in Europa) provano a farsi pagare da motori di ricerca e aggregatori sventolando la bandiera delle briciole di copyright, nessun governo cerca ancora di combattere il monopolio incontrastato del polifemo di Mountain View, lasciando di fatto a Google (e ai suoi misteriosi algoritmi) la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo con i risultati delle ricerche su internet. Diversi osservatori (tra i quali non rientrano quegli utonti la cui condizione è spesso aggravata dall'analfabetismo funzionale) hanno infatti già da tempo percepito che a volte (è un eufemismo) i risultati di alcune ricerche su Google sembrano rimandare sempre agli stessi risultati collegati, ovviamente, sempre alle stesse fonti. E' un po' come quando, fanno notare i lettori, cliccando sul doodle di Google (in Italia), si trova da anni primo nel blocchetto delle News sempre lo stesso manipolo di giornali online (uno? due?), e non certamente per la qualità dell'informazione in sé ma per evidenti "buchi" nell'indicizzazione algoritmica di Google (ovviamente sfruttati ad hoc senza che Mountain View apparentemente batta ciglio). Eppure internet dovrebbe essere sinonimo di varità delle fonti affinché non si trasformi in una dittatura orwelliana.

A fare le spese di queste "stranezze" di Google molti siti, blog, testate giornaliste e a quanto pare anche la prima libreria italiana su internet. La Unilibro, attiva sul web dal 1999, ha infatti il 22 dicembre "depositato un ricorso cautelare per chiedere un provvedimento d'urgenza nei confronti di Google" come riporta una nota stampa. Secondo Unilibro, infatti, Google "non ha mai risolto una serie di anomalie che hanno caratterizzato i suoi risultati di ricerca organica". Unilibro denuncia quindi di essere stata "nel corso del tempo" fortemente "penalizzata". Unilibro sottolinea di essere stata sempre "in forte crescita fino ad aprile 2010" tanto che la libreria online prevalentemente dedicata al mondo universitario fino ad allora "rappresentava il secondo sito del settore in Italia". Da quel momento in poi, Unilibro "ha iniziato, - prosegue il comunicato - nonostante i positivi trend generali, una lenta discesa, che alcuni anni dopo ha fatto comprendere al management che qualcosa non funzionava a dovere". Unilibro spiega che "in prima battuta le cause furono attribuite a problemi d’indicizzazione con Google" quindi l'azienda "decise di affidarsi ai migliori esperti SEO (Serch Engine Optimization), che non riuscirono però a invertire la tendenza, anzi, si convinsero che i problemi potessero risiedere in Google".

Unilibro ha di conseguenza "iniziato una fase di raccolta d’informazioni e prove, avvalendosi anche in questo caso dei migliori tecnici specializzati, lo Studio Legale Fioriglio-Croari, cui è stato affidato il delicato compito di intraprendere una delle prime cause giudiziarie al mondo sul cuore del motore di ricerca Google, in cui si sta svolgendo una consulenza tecnica d'ufficio proprio su di esso". L'avvocato Gianluigi Fioriglio che, insieme al collega avvocato Giuseppe Croari, in qualità di esperti di diritto dell'informatica, si sta occupando del caso, ha affermato: "I test effettuati hanno immediatamente evidenziato che qualcosa negli algoritmi di Google probabilmente si comportava in modo anomalo. Solo per fare un esempio, nel momento in cui si digitava sul motore di ricerca 'Unilibro + il titolo di un libro', i risultati mostravano sempre ai primi posti le pagine di un'altra libreria online, circostanza poi risolta in corso di causa". Il legale prosegue: "Ulteriore esempio di anomalia evidenziata dai test condotti e presente ancora tutt'oggi è poi quella concernente i 'risultati omessi', poiché ritenuti poco rilevanti o duplicati. - osservando - Per quanto riguarda Unilibro, infatti, le percentuali di omissioni dalle pagine di Google, a parità di titoli ricercati, arrivano oggi al 50% circa, mentre per alcuni siti del settore si fermano attorno al 15%".

E' probabile che diversi webmaster e piccoli editori, leggendo i risultati di questi test, possano aver riscontrato le stesse "anomalie" rinvenute da Unilibro, le quali in tanti casi hanno portato ad un brusco calo di accessi e di conseguenza di guadagni, mettendo in crisi un intero settore. Unilibro precisa che "malgrado numerose segnalazioni, scambi di missive e un incontro tra le parti, è stata costretta a rivolgersi al Tribunale Civile di Bologna" il cui "procedimento giudiziario si avvia verso le battute finali". Antonio Geraci, Amministratore Unico di Mailtrade, società proprietaria del marchio Unilibro, chiarisce: "Non chiediamo a Google alcun privilegio, ma solamente di ricevere il medesimo trattamento che è riservato ai nostri concorrenti. - concludendo - Siamo fiduciosi che, sulla scorta dei riscontri forniti, il Giudice possa accogliere le nostre tesi e porre fine a una situazione che dal 2010 a oggi ci ha penalizzato enormemente".

Qualcun'altro auspica invece che grazie a questo processo si apra anche un dibattito in Parlamento affinché la partecipazione democratica di un Paese 2.0 non sia mediata solamente e unicamente da una multinazionale americana che non sembra garantire la parità di accesso e la medesima dignità alle informazioni che indicizza. Un problema che pochi coraggiosi webmaster, così come ha fatto Unilibro, hanno provato a sollevare direttamente a Google, trovandosi di fronte però solo a un muro di gomma e con la paura di vedere i propri siti ulteriormente penalizzati visto che finora nemmeno l'Antitrust sembra essersi accorta di queste "anomalie" che potrebbero alterare il mercato della libera concorrenza su internet.

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