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Google e Twitter per l'Egitto: nasce il "speak-to-tweet service"

Google e Twitter contro il blackout di internet in Egitto. Finalmente uniti e concordi contro la censura di internet attivisti e "majors" si danno da fare per dare voce alla "rivoluzione" egiziana. Sperando che questo entusiasmo rimanga per tutte le rivoluzioni. E per tutte le censure.

E' bello vedere tutti i giganti dell'informatica dare un aiuto spassionato all'Egitto in rivolta.
Finalmente in questa "rivoluzione" non ci sono solamente gli "attivisti" (come vi abbiamo scritto nel nostro "Internet in Egitto è spento? Riscossa con modem e radioamatori" http://is.gd/ed4kUI) a dare una mano quando vige la censura su internet, ma anche giganti come Google e Twitter che si mettono a disposizione per dare voce a chi ha difficoltà ad entrare in rete.
Direttamente dal blog ufficiale di Google (http://is.gd/XaZAQ8), in un post scritto da Ujjwal Singh, co fondatore di SayNow and AbdelKarim Mardini, Product Manager, Middle East & North Africa, si legge che "come tutti sono stati incollati a seguire le notizie sull'Egitto" Google e Twitter hanno pensato che cosa fare per dare un aiuto alle persone "on the ground". Così hanno avuto l'idea di uno "speak-to-tweet service" ovvero la possibilità per chiunque di fare un tweet "utilizzando solo una connessione vocale".
Ed ecco che un piccolo gruppo di ingegneri di Twitter, Google e SayNow (società acquistata da Mountain View la scorsa settimana) hanno reso l'idea una realtà.
Per tutti gli egiziani in difficoltà basta lasciare un messaggio vocale a dei numeri internazionali (presenti sul blog di Google) ed il sistema twitterà istantaneamente il messaggio con l'hashtag "cancelletto egypt". "Nessuna connessione ad internet è richiesta", l'indirizzo per vedere (più che altro ascoltare) i messaggi è twitter.com/speak2tweet.
Una bella prova di Google e Twitter per il diritto di libertà di stampa e di espressione che speriamo sia esteso anche ad altri Paesi come l'Algeria, la Tunisia, e perché no l'Iran, la Cina, la Birmania e qualsiasi altro luogo dove la censura impera.
Qualcuno ironicamente ha pensato che questo servizio sarebbe stato (o lo sarà in futuro) molto utile anche a Julian Assange e ai sostenitori di WikiLeaks. Ma quando la libertà di stampa e di espressione diventa un reato d'opinione, il circuito, anche informatico, va in crash.

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