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Google Street e il vicolo cieco della privacy

Anche in Italia Google è incappato nello spinoso problema della privacy con uno dei suoi tanti servizi in costruzione o in aggiornamento, in questo caso Google Street. Il Garante ordina a Google Street View il blocco dei dati e trasmette gli atti alla magistratura.

Anche in Italia Google è incappato nello spinoso problema della privacy con uno dei suoi tanti servizi in costruzione o in aggiornamento, in questo caso Google Street.
Google Street è quel servizio di Google per cui tutte le città del mondo sono mappate meticolosamente da una macchina munita di telecamere ed altre apparecchiature atte a riprendere l'eventuale percorso che un cittadino (o un consumatore) potrebbe fare in una città, nella realtà vera o virtuale.
Il primo problema della privacy, ovvero targhe, visi e altri particolari riconoscibili sono stati "risolti" e in definitiva il popolo (molte volte più che bue) ha accettato che le strade per cui paga le tasse venissero fotografate e usate gratuitamente da una multinazionale.
Il secondo problema della privacy è su una "attività" collaterale che Google faceva con le sue Google car di Street View in maniera, afferma l'azienda di Mountain View, del tutto "accidentale".
In tanti paesi del mondo c'è stato un problema simile ed in Italia il Garante per la privacy ha ritenuto di "trasmettere gli atti all'autorità giudiziaria perché accerti gli eventuali illeciti penali che possono configurarsi".
Difatti come si legge in una nota: "L'Autorità aveva avviato un'istruttoria nei confronti della società di Mountain View nel maggio di quest'anno quando era venuta a conoscenza della circostanza che le "Google car", girando sul territorio italiano, oltre a raccogliere immagini avevano anche 'catturato' a partire dall'aprile 2008, tramite appositi software, frammenti di comunicazioni elettroniche - i 'payload data' appunto - trasmesse da utenti che utilizzavano reti Wi-Fi non protette".
E il Garante per la protezione dei dati personali continua: "Nel corso del procedimento Google, fornendo i riscontri richiesti dal Garante, ha confermato la raccolta dei dati durante il passaggio delle vetture di Street View, specificando tuttavia che essa era avvenuta erroneamente e che i dati raccolti erano comunque talmente frammentati da non per poter essere considerate informazioni personali. Secondo le dichiarazioni delle società, i dati sono attualmente conservati su server negli Stati Uniti e non sono mai stati utilizzati, né comunicati a terzi".
Pertanto la situazione per Google diventa imbarazzante anche perché, come si continua a leggere nella nota dell'Autorità Garante della Privacy "i 'payload data' possono costituire elementi di prova delle eventuali violazioni che spetterà alla magistratura valutare, il Garante ha ritenuto di conseguenza che essi non debbano essere cancellati dai server nei quali sono conservati e ne ha disposto il blocco, imponendo a Google di sospendere qualunque trattamento".
Ora una domanda sorge spontanea: ma per quale motivo oltre a raccogliere immagini le "Google car" "catturavano" a partire dall'aprile 2008, tramite appositi software, frammenti di comunicazioni elettroniche? Ma che c'azzecca con le "ingenue" fotografie delle strade di Google? Questo rimane un vero mistero.

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