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Google Plus apre a tutti. "Più Tu" sfida Facebook con le Cerchie

Google inventa il "non Plus ultra" dei social network: Google Plus. Il gigante di Mountain View vuole la totale integrazione dei suoi servizi nell'ottica delle Cerchie. Aperta la sfida a Facebook. Riusciranno i simpatici utenti a sostenere due social network "ubiqui" contemporaneamente?

Una volta Google era sinonimo di motore di ricerca, ora invece significa "di tutto un po'" tanto che l'utente medio incomincia a non saper più elencare (e quindi a riconoscere) "tutto" quello che il colosso di Mountain View produce e gestisce. Dal sistema operativo dei telefonini alle recenti operazioni sulla carta stampata (Zagat), dalla Gmail alle Mappe, da Youtube a Chrome, Google pare quasi uno di quei conglomerati industriali che producono dalla carta vetrata al paté di melanzane. Ma Google, pur con tutto il suo parossismo produttivo, e con tutti i suoi innegabili meriti, non è ancora riuscito ad essere "sinonimo di internet". Per oltre 750 milioni di utenti nel mondo (cifra aggiornata a luglio 2011), il sinonimo di internet è invece la creatura di Mark Zuckerberg, cioè Facebook. Come un tempo si diceva "ci becchiamo su MSN" (e non "su internet"), ora si dice "ci becchiamo su Facebook" (in tutte le sue accezioni dialettali e linguistiche) e questa espressione equivale a dire essere "on-line". In tanti anni non si è mai detto invece "ci becchiamo su Google". Così, dopo gli sfortunati tentativi "social" del passato, ecco il lancio in grande stile di "Google Plus", prima solo per "invitati" (non per gli "amici", visto che l'evocazione dello spirito di Zuckerberg sarebbe stata imbarazzante) ed ora, "per tutti". Talmente Google punta sul suo servizio "Plus" da aver "fatto apparire", in queste ore, una freccia che punta alla prima casella della barra che, da qualche tempo, fa da menu ai servizi del motore di ricerca. Una grande freccia blu (blu Facebook?) segnala infatti il "più Tu", inequivocabile e "definitiva" deriva social di Mountain View. Come spiega Google il servizio servirà a "condividere sul Web come nella vita reale" e sostanzialmente con Google Plus si potrà "condividire i tuoi pensieri, link e foto con le cerchie giuste; utilizzare una videochat semplice e spontanea per dare il via a conversazioni con ben nove persone per volta; metterti d'accordo con gli altri grazie una chat di gruppo rapida e semplice". "Siamo entusiasti del nuovo approccio alla condivisione che abbiamo creato con Google Plus, ma questo è davvero solo l'inizio" fa sapere lo staff di Google. Il mondo visto da Mountain View sarà quindi da oggi diviso in "Cerchie" (termine che prima, in italiano, era ormai in disuso e con accezioni che ormai tendevano al negativo): "Ognuno di noi condivide cose diverse con persone diverse. E condividere le cose giuste con le persone giuste non deve essere complicato. Grazie alle cerchie, puoi inserire facilmente i tuoi amici del sabato sera in una cerchia, i tuoi genitori in un'altra e il tuo capo in una cerchia tutta sua, proprio come nella vita reale", puntualizza Google. Un modo "diverso" rispetto al "sistema Zuckerberg" che ha finito per mischiare mogli con amanti, capi e sottoposti, professori e studenti, genitori e "amici dei figli" con risultati spesso "socialmente" disastrosi. Riuscirà Larry Page a sconfiggere Mark Zuckerberg? Facebook ha le ore contate? Google riuscirà a costruire il ""non Plus ultra" dei social network? Nessuno ancora può dirlo. Certo è che Google non potrà contare troppo sulla "voglia" dell'utente di partecipare "per forza" a qualsiasi cosa, quasi come se fosse un "lavoratore forzato" del Web 2.0. Come nella società reale, le persone che si danno da fare, che producono, che "partecipano" sono solamente una minoranza. Il fatto che centinaia di milioni di utenti su internet sembrino "attivi" e "volenterosi" è spiegabile sia per il fatto di subire una pressione mediatica mai vista che spinge a "fare" (condividere, apparire, inviare) per "essere", e che la maggior parte degli utenti sono in realtà dei "neofiti" della rete, con un entusiasmo che presto diventerà "normalità" e quindi si affievolirà. Anche per le ricadute sulla "privacy" che non sempre sono piacevoli. Wikipedia non a caso sta subendo questo "calo" fisiologico di entusiasmo, con una crisi di "partecipazione redazionale" profonda. E in questo senso, una domanda sorge spontanea: quanti dei 750 milioni di utenti di Facebook si metteranno a gestire due identità "sociali"? Quanto costerà in termini di tempo, di fatica e di comprendonio gestire due sistemi e due modi di essere "social"? Quanti, oltre ai 750 milioni di cittadini iscritti a Facebook, saranno disposti a farsi censire, tracciare, registrare nelle loro più intime volontà?

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