le notizie che fanno testo, dal 2010

Google Music: un centone Android tra iTunes e Amazon Cloud?

Al Moscone Center di San Francisco è stato presentato Google Music, un sistema per "organizzare" la musica più che per ascoltarla. Per alcuni un mero centone "cloud" tra iTunes e Amazon Cloud Player. Ma il segreto di Google Music sarà proprio continuare ad essere ciò che Google oggi semplicemente è.

Google nella sua conferenza per gli sviluppatori di San Francisco, la "Google I/O" (ovvero Input/Output come vuole il gergo tecnico dell'elettronica e dell'informatica) ha presentato finalmente Google Music, il servizio che gli analisti aspettavano da molto tempo e su cui si diceva tutto ed il contrario di tutto. E probabilmente, scusando la ripetizione, forse tutti avevano ragione su tutto, visto che Google Music, da quello che filtra dai blog statunitensi vicini a Mountain View non è precisamente quello che è stato presentato. Soprattutto perché la materia prima, cioè le licenze di riproduzione della musica (la musica in sé è da molto tempo che non è più "la materia prima" se mai lo è stata), in realtà non ci sono. Difatti Google sembra che non "venderà" musica come iTunes di Apple, ma si limiterà ad organizzarla e archiviarla. A questo punto se si dovesse spiegare in poche parole che cosa sia oggi Google Music, si potrebbe definirla un "centone" tra iTunes e Amazon Cloud Player (leggi Amazon Cloud: futuro "nebuloso" per i diritti. Non solo legali http://is.gd/FYewF0). Ma forse sarà proprio questa la sua forza. Chi ha stigmatizzato il fatto che Google non sarebbe riuscito a mettersi d'accordo con Sony e Universal (che pare non ne abbiano voltuto sapere di allearsi con Mountain View) dimentica troppo presto che "organizzare" è proprio il core business di Google. Lungi dall'essere un produttore di contenuti il business della multinazionale californiana è sempre stato quello di organizzare "il contenuto d'altri". Ad esempio Google o Google News non fanno altro che organizzare (anche per molti in modo controverso) i contenuti prodotti da altri per generare business diretto o indiretto. Google Music in realtà continua su questa strada vincente che ha permesso a Google di crescere e diventare una multinazionale senza una "produzione propria" nel senso classico a cui eravamo abituati il secolo scorso. Su Google Music sarà l'utente a possedere la musica (magari acquistata su iTunes o in una propria cartella) e, caricandola sul proprio account di Google Music potrà avere dei vantaggi che sono molto sentiti anche tra i metrosexuals che crescono a pane e Fukushima. Sembra che esista un promettente mercato di utenti estremamente raffinati e tecnologici che sono sempre così impegnati da non poter neppure scegliere la musica che portano alle orecchie (anche perché spesso troppo occupati a portare acqua). Caricando la musica su Google Music infatti questa si potrà ascoltare su un comune volgare PC (assolutamente poco trendy), oppure su un lucido tablet (Android) senza ditate o ancora su uno smartphone (Android) di ultima generazione. Ma è solo questo il vantaggio? Tutto qua? Insomma Google Music sarà una specie di disco rigido? Assolutamente no, dicono gli evangelisti di Mountain View. Secondo le promesse e le presentazioni Google Music (che per ora si può usare solo per invito, altro che No Jacket Required, avrebbe detto Phil Collins) il piatto forte è "l'intelligenza" che sta dietro i mirabolanti algoritmi di Google e la sua "comodità". Significa che con un solo tocco si possono creare playlist con pochissimi clic (o pochissime carezze sulla faccia di vetro dello smartphone) oppure farsi suggerire dal sistema il giusto "mix" per il "mood" del momento. C'è anche da dire che Google Music, come tutti i suoi concorrenti presenti e futuri si basa su una generazione che poco ha a che fare con la musica di "ieri", cioé con quella ascoltata religiosamente su un Hi-Fi. La musica non è più un "libro sonoro", come una volta, è semplicemente un "flusso" e non solo di dati. Musica ovunque, nel supermercato e in ogni frame televisivo, musica ubiqua (Ubik?) che smette di essere scelta, ma solamente assorbita. Musica sublimata, ossessivamente spalmata, ininterrottamente, ovunque.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: