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Google Knowledge Graph e lo "specchietto" per le allodole

Google Knowledge Graph è una "rivoluzione"? Dalle "origini" di Metaweb a Wolfram Alpha un'analisi del nuovo "specchietto" offerto da Mountain View. Ovvero il primo tentativo di Google di diventare un "editore automatico".

Google è per la maggioranza delle persone nel mondo sinonimo di internet. Non a caso Google è, in un certo senso, il "padrone" di internet tanto che, quando una struttura internazionale come l'ITU (Unione internazionale delle telecomunicazioni), agenzia dell'ONU, cerca di "regolamentare" lo sbilanciamento statunitense che fa pendere la rete, la micro multinational di Mountain View si "ribella" e lancia una petizione mondiale per "Una Rete libera e aperta per un mondo libero e aperto" con "persone di tutto il mondo che si stanno mobilitando a difesa delle libertà". Google, che tiene molto ad avere l'immagine "simile" ad una azienda "no profit", lontana dai miliardi di dollari che rappresentano il suo interesse, sottolinea, quando lo si accusa di avere delle posizioni "politiche", il suo motto innocentissimo (e innocentista) "don't be evil". Ora, che il concetto di neutralità della rete, della libertà di espressione e della libera circolazione delle idee sia "garantito" da delle multinazionali e non dalle leggi nazionali ed internazionali, farà un po' sorridere qualcuno, ma è senz'altro un segno dei tempi. Segno dei tempi in quanto pare che il mercato che alliscia i suoi consumatori, sia incompatibile con lo Stato che difende i suoi cittadini. Non a caso, come si è visto in questi anni, e viene detto esplicitamente dai "portavoce" dei mercati finanziari, se il "mercato" è d'accordo il Governo di un Paese democratico va avanti, se il mercato non è d'accordo il Governo democraticamente eletto deve cadere. Ovviamente questa situazione non può essere accettabile in un Paese dove la democrazia è stata conquistata al prezzo del sangue. Così qualcuno ha nostalgia di quando Google "faceva" solo il "motore di ricerca". Motore che tentava di ricercare tra le miliardi di pagine internet indicizzate (che una volta sotto il logo, Google indicava) e che riusciva, in qualche modo, a mostrare in "ordine di importanza".

La vocazione della "ricerca" Google sembra purtroppo averla persa per strada, diventando simile a quel millepiedi zen che non sa più in che direzione muoversi. Mountain View dopo aver inserito Google Plus ovunque, come "social imposto" all'utente (e ai webmaster), lancia anche in Italia lo "specchietto" a fianco della solita lista di risultati. Lo "specchietto", che si chiama "Knowledge Graph" apparirà via via per tutte le chiavi di ricerca principali e non "complesse". In altri termini se si ricerca nel campo di Google "Leonardo da Vinci" Knowledge Graph mostrerà foto (soprattutto) e dati (anagrafici, di parentela, ecc.) del grande genio italiano. Dati presi da CIA World Factbook, Freebase e Wikipedia, non "dalla rete". Così, se si ricerca "allodola", si materializzerà lo specchietto del simpatico uccellino, ovviamente molto più povero di dati rispetto a Leonardo. Questo è il prezzo dell'informazione commerciale: l'allodola è meno importante di Leonardo da Vinci, eppure dal punto di vista squisitamente informativo, anche l'allodola dovrebbe avere migliaia di pagine a disposizione per "descriverla". Il computer dell'Enterprise non fornisce risposte a seconda della "popolarità" della parola da "ricercare". Sarebbe un "computer buffo", un computer di Star Trek "fallato" e il Signor Spock inarcherebbe il sopracciglio, mostrando un certo disappunto.

Ma che cosa è quindi il Knowledge Graph di Google? Come ogni "invenzione" di Mountain View anche questa viene saluta acriticamente dai maggiori giornali, bollata come "rivoluzionaria" (è nella procedura operativa standard), così come enfatica è la stessa presentazione di Google. Mountain View dedica un'intera pagina speciale a Knowledge Graph e lo definisce "una delle più importanti innovazioni per il futuro della ricerca". L'importante innovazione starebbe nel fatto che Google, diventato ora più "intelligente", "riconoscerebbe" la parole del testo come "entità", come "oggetti", dei quali "conoscerebbe" le differenze "intrinseche". Le virgolette, per rispetto della mente umana, sono d'obbligo. Google "conosce" quindi la differenza tra "Falco" (cantante) e "falco" (uccello predatore). Paradossalmente il "nuovo" modo di "capire" da parte di Google non si comprende se spiegato dai suoi ingegneri (l'enfasi supera ogni tipo di enunciazione). E' utile perciò fare un passo indietro e andare alla società che ha "inventato" la tecnologia che c'è dietro il Knowledge Graph. Questa società, che si chiamava Metaweb, si occupava di "ricerca semantica" ed è stata acquistata da Google il 16 Giugno del 2010 per un prezzo che non è mai stato reso pubblico.

Metaweb aveva prodotto un video molto riuscito per spiegare la sua tecnologia, e una volta gustato per intero si capirà la tecnica che sta alla base del Knowledge Graph. Purtroppo Google, dovendo inserirlo come "pezzo" nel Golem del suo motore, ne ha "annacquato" lo spirito, a suo modo "rivoluzionario". Una volta riflettuto sul video di Metaweb è però interessante ricordare che tecnologie "semantiche" simili non sono molto "rare" sul web, dato che motori di ricerca come Wolfram Alpha fanno questo già da tempo. Anzi, Wolfram Alpha fa molto di più, dato che è un "computational knowledge engine" e cioè non solo divide il web in "elementi" ma ne sa anche calcolare il "peso", estrapolando altri "risultati" (derivati). Basti cercare "Leonardo da Vinci" su Wolfram Alfa: apparirà uno specchietto "simile" a quello di Knowledge Graph ma più "ricco" di dati. In realtà, come avevano osservato alcuni attenti analisti alla presentazione di Knowledge Graph negli Stati Uniti, questa "tecnica" di presentazione dei risultati e di trasformazione in "entità" delle ricerche è una "sconfitta" per un motore di ricerca.

Invece di andare verso il computer di Star Trek, verso l'intelligenza artificiale, verso la genesi delle risposte da basi di dati "disordinate", Google in primis pare concentrarsi nel fornire all'utente un prodotto "preconfezionato" da sorgenti già "ordinate" e frutto di query "suggerite". Google con "Knowledge Graph" così come con "Google instant" sembra andare verso la "negazione" della "ricerca libera", verso il contrario di ciò che dovrebbe "saper fare" un search engine, cioè trovare ciò che uno "gli" chiede tra miliardi di pagine. Ciò che avverrà in futuro potrebbe quindi apparire abbastanza chiaro. Suggerendo all'utente "che cosa deve cercare" Google non fa altro che "impoverire" la meravigliosa macchina che è il cervello umano, costringendola a "non pensare", o meglio a "non cercare". Così come Wikipedia ha di fatto "ucciso" la produzione di "pagine originali" e "non conformi" (e non conformiste), sul sapere più vario. Se il web fosse un'ecosistema, la storia potrebbe essere riassunta un po' in questa maniera.

All'inizio il web era una foresta informativa vergine, dove ad esempio esistevano centinaia di informazioni sulle allodole, fatte da professori, appassionati, studenti, maniaci del bird watching, enciclopedisti "monografici". Poi venne Wikipedia e fece "estinguere" la maggior parte della diversità "biologica" informativa per diversi motivi. Poi venne Google che con il Knowledge Graph incominciò ad impoverire (e a far seccare) anche queste dighe (ma non più sorgenti) culturali. In altre parole, Knowledge Graph potrebbe rappresentare il primo tentativo di Google di diventare esso stesso un "editore automatico", ovviamente con le "parole" degli altri. Con l'informazione presentata per "prima" sulla SERP (search engine results page), e con un utente sempre più "analfabeta funzionale" disposto a cliccare solo e sempre sul "primo risultato", Google porterà alla "morte", lenta e inesorabile (per mancanza di luce e di aria) di quell'ecosistema informativo che lo stesso "sfrutta" per "generare" le sue "schede". E l'"allodola", senza il suo habitat, morirà insieme alla sua diversità. E lo specchietto ne sarà il suo simulacro informativo.

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