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Google Glasses, spunta Apple e Olympus DoCoMo. Ma il futuro è Borg

Google non fa in tempo a lanciare il "concept" dei "Google Glasses" che i suoi occhiali per la realtà aumentata sembrano già "vecchi". Se Apple mostra qualche asso nella manica (ovviamente da brevetto) è Olympus DoCoMo a stupire tutti. Ma il futuro è certamente il monocolo Borg.

Google ha presentato i "Google Glasses" all'ultimo appuntamento Google I/O, ovvero degli "occhiali" futuristici che servirebbero, prendendo in presito il mantra di Mountain View, per rendere l'esperienza della vita ancora più "entusiasmante".
Magari quando si vedranno le bidonville in futuro all'entrata delle città si potrà così "cambiare canale" (ma questo lo farà già il finestrino dell'auto ), oppure quando si andrà a pagare le tasse "sovraimpresso" all'immagine del funzionario del fisco (che avrà comunque le sembianze di un Monti) apparirà la cifra di pagare: questa sarà la "realtà aumentata". Sempre di aumenti si tratta, insomma.
In realtà i Google Glasses sono interessanti a partire dal fatto che Google, invece di impegnarsi a costruire un motore di ricerca neutrale e che funzioni (e che non dia sempre gli stessi "dieci risultati" delle major), si butti "anema e core" (ma facciamo soltanto, core) su dei "goggles", termine che significa "occhiali" in inglese.
In rete dal giorno della presentazione sono girate da subito decine di foto di modelle e modelli, giovani belli e sorridenti, che indossano gli occhiali di Google (qui una sfilata ) quasi per aggiungere "più carisma e sintomatico mistero" (citando Battiato) ad un prodotto che in effetti "non c'è".
Più che ad un occhiale infatti, i Google Glasses somigliano ad una grossa "mono stanghetta". Ed anche il design, piuttosto "pesantino", non solo fa immaginare che cosa succederebbe se sfortunatamente cadesse (cioè crak), ma ricorda più il design retrò dei Borg di Star Trek che un oggetto del 2012, dove le nanotecnologie (e le nanoparticelle) impazzano.
Ma il marketing, e la buonanima di Steve Jobs lo sapeva bene, è l'anima (venduta) del commercio, e ormai il messaggio consumistico, grazie a Wi-Fi e smartphone arriva direttamente nel cervello dell'utente, capace, in piena crisi economica, di promettere da subito su molti forum e social network di "star mettendo da parte i soldi" per comprare gli occhiali di Google.
I Google Glasses che saranno "venduti" solo agli sviluppatori nel 2013 in versione "Explorer Edition" alla modica cifra di 1500 dollari americani, "entro due anni" come ha affermato Sergey Brin, saranno "pronti per la distribuzione al grande pubblico".
Ma una volta indossati i Google Glasses, a parte l'essere "figo" ed "invidiato" da chi è ancora un misero "palmipede" con il suo iPhone 5, che vantaggi porterà all'utente? (ammesso che ovviamente ci di faccia ancora questa domanda).
La risposta i più curiosi la attendevano proprio dal Google I/O, ma in realtà, ad essere sinceri, non si è capito molto di ciò che i Google Glass sono, fanno e faranno.
L'americanata dei paracadutisti che alla "Mission Impossible" arrivano con le biciclette da Sergey Brin vestito da Steve Jobs non è certo servito a far muovere le rotelle alla maggioranza analfabeta funzionale .
Quei pochi che volevano vedere la "augmented reality", la "realtà aumentata", la prossima nuova "droga" futuristica, tra Terminator e "Until the End of The World", hanno potuto solo ammirare la microcamera dei Google Glasses che "filma", in stile agente segreto, "in soggettiva".
Ma per questo c'erano dei bei caschi "nerd" con telecamere legate con lo scotch anche più "cool".
Eppure i Google Glasses, "trasparenti" come prodotto quasi come le lenti che non hanno, stanno tirando la volata del "futuro", inteso ovviamente come modello consumistico.
Così gli altri produttori mondiali coprono il piatto e fanno sapere di non stare a guardare.
Così pare che Apple abbia già un brevetto chiamato "Peripheral treatment for head-mounted displays" per sviluppare una sorta di "occhiale immersivo" per la "realtà aumentata", mentre anche Olympus in collaborazione con DoCoMo sarebbe pronta con i suoi "Google Glasses" a "realtà aumentata", e molto più "cool" per il Marius Red che li comprerà.

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