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Google Books: Biblioteca Nazionale invia libri allo Scanning Center

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha inviato allo "Scanning Center" italiano di Google Books i primi libri da "digitalizzare". Anche l'Italia partecipa al grande progetto mondiale, in collaborazione con la multinazionale americana. Un grande risultato per Google, un po' meno, forse, per gli Stati nazionali.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma da lunedì 10 dicembre ha incominciato a portare a "scannerizzare" i suoi primi libri allo "Scanning Center" italiano organizzato da Google. L'opera di digitalizzazione si inserisce nell'ambito dell'accordo siglato nel marzo 2012 tra il MiBAC e Google Libri per la digitalizzazione "di un minimo di 500.000 testi sino ad un massimo di un milione di volumi" come si legge in una nota del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il progetto italiano è parte di uno più vasto, di dimensioni globali, che vede protagonisti altri importanti Paesi, come Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Francia, Austria, Spagna, Olanda, Repubblica Ceca, Giappone e biblioteche nazionali di rilevanza mondiale, come la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, la British Library di Londra, l'Österreichische Nationalbibliothek di Vienna, la Nationale Bibliotheek van Nederland de L'Aja. Per quanto riguarda l'Italia le biblioteche per ora coinvolte sono la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (coordinatore esecutivo del progetto), la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli.

Partecipa al progetto anche l'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le Informazioni Bibliografiche - ICCU. Il MiBAC tiene a sottolineare come su sua "esplicita richiesta" Mountain View abbia creato uno Scanning Center in Italia, "dove avverrà la digitalizzazione e la produzione dei file digitali delle singole pagine, dei file di testo generati da tecnologie di riconoscimento ottico dei caratteri" e che "Google provvederà anche al trasporto dei volumi dalle biblioteche allo Scanning Center, e viceversa, nonché all'assicurazione dei volumi stessi". Il MiBAC precisa inoltre che "si tratta di un progetto ideato per la salvaguardia dei testi rari e di pregio, patrimonio inestimabile delle Biblioteche, che coniuga le esigenze di tutela con una ampia valorizzazione, fruizione e divulgazione dei materiali interessati. Per la prima volta, le opere, ora affidate solo alla caducità della carta, saranno rese accessibili attraverso Internet in formato digitale". Insomma, da queste "rassicurazioni", sembra che nessuno abbia motivo di "preoccuparsi" (o farsi delle domande) se la cultura e il patrimonio librario di una Nazione (quindi proprietà di ogni singolo cittadino) vengono "trasferiti" sui server e database di una multinazionale americana. Ma in uno Stato e in un sistema "occidentale" che si sta orientando per essere completamente "privatizzato", con il "cittadino" ormai sinonimo di "consumatore", questo tipo di riflessioni finiscono per avere la consistenza di lana caprina.

Il rapporto tra Google Libri e il MiBAC è infatti ottimo e abbondante, come pare di nuovo esaltare il Ministero nella nota: "Prevenzione e recupero di volumi sottratti, piccoli restauri, ricostruzione virtuale di edizioni incomplete, consultazione del materiale senza limiti di spazio e di tempo, saranno solo alcuni dei vantaggi anche economici che comporta il progetto, dopo il quale la visione delle copie digitali potrà essere l'alternativa alla consultazione di quelle originali". Ma dove potranno essere consultati i volumi? "I file digitali dei volumi potranno essere liberamente e gratuitamente visualizzabili in full text e scaricabili poiché si tratta di opere di pubblico dominio (editate fino al 1871) che non rientrano nelle limitazioni imposte dalla legge sul diritto d'autore - afferma il Ministero -, e saranno reperibili sui siti web delle Biblioteche, in Internet culturale, in Cultura Italia ed in Europeana o su qualsiasi altro sito presente o futuro di proprietà del MiBAC, nonché sul sito di Google Books". Qualcuno però continua a farsi delle domande: in quali server di quale Paese risiederanno i file? Quali garanzie di "fruizione" ci sono in merito? Google potrà "lavorare" (diciamo "semanticamente") su queste opere "fresche" per i suoi db? Di questo, forse, si saprà di più in futuro, ma anche no. Ma la domanda fondamentale è: non si poteva costruire una banca dati pubblica di proprietà del popolo italiano impiegando i "precari" e gli insegnanti che ancora oggi soffrono di disoccupazione cronica?

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