le notizie che fanno testo, dal 2010

Francia, Filippetti: su "lex Google" Mountain View "agita minacce"

Google risponde "tranchant" alla "lex Google", cioè la proprosta di legge che in Francia promette di far pagare a Mountain View l'indicizzazione dei contenuti dei giornali francesi. Tassa che potrebbe essere adottata anche in Germania. L'atteggiamento della micro multinazionale americana non piace al Ministro Aurelie Filippetti che risponde: "Agitare delle minacce, non mi sembra una maniera corretta di discutere con un governo democratico".

La Francia ha sempre avuto una logica "protezionista" verso la sua cultura e la sua lingua, non stupisce quindi che nel terzo millennio, di fronte a Google, società americana di fatto monopolista della ricerca mondiale, sarebbe stata uno dei pochi Stati nazionali democratici ad opporsi alla "logica" di Mountain View che, alcuni, simpaticamente, definiscono "Borg". La logica "Borg" di Google sarebbe piuttosto "semplice" e consisterebbe, sostanzialmente, sempre secondo i malpensanti, nella laconica frase che i cyborg di Star Trek (esseri impiantati in corpi cibernetici) ripetono come "claim" della loro civiltà: "Ogni resistenza è inutile, verrete assimilati". I francesi non sono storicamente molto d'accordo nell'essere "assimilati" e così, culturalmente (prima che "patrimonialmente") era scontato che prima o poi scoppiasse una bagarre sul pagamento dell'indicizzazione dei contenuti. Sostanzialmente gli editori francesi rappresentati da "SPQN" (Syndicat de la presse quotidienne nationale), hanno promosso un disegno di legge perché Google, ogni volta che "indirizza" un utente verso il loro sito (già indicizzato), paghi. Dietro la semplice parola "indicizzazione" c'è ovviamente una lunga "filiera automatica" (dall'aggregazione al posizionamento) che, secondo gli editori francesi, porterebbe Google a guadagnare e loro (gli editori) a perdere. Non si tratta di "tassare" i motori di ricerca, spiegano in Francia, ma prodotti come "Google News" o similari. La proposta di legge, appoggiata ufficialmente dal Ministro della cultura e delle comunicazioni Aurelie Filippetti (classe 1973, non una vecchia gerontocrate) normerà e disciplinerà una volta per tutte la questione proprio come si vorrebbe fare in Germania con la "lex Google". Che alcuni "padroni del vapore" dell'editoria vogliano un provvedimento del genere non è certo una novità.

Una sintesi emblematica la dava nel 2010 Carlo De Benedetti, Presidente del Gruppo Editoriale l'Espresso, che definiva Google come "parassita" : "Il motore di ricerca non può vivere da parassita, raccoglie 400 milioni di pubblicità senza fornire alcun prodotto, ma veicolando i nostri contenuti, non può continuare a trarre un profitto colossale dai nostri contenuti, è assurdo e non esiste. Loro stessi lo hanno capito, ma fanno una certa resistenza". Ma di "lex Google" la società americana non ne vuole ovviamente sapere, e dalla "battaglia" francese, per ora nelle fasi preliminari, Mountain View adotta una soluzione "tranchant" che, nella massima sintesi e semplificazione, suonerebbe così: se passa la legge Google non indicizzerà più i link dei giornali francesi. Cioè avrà pensato qualcuno, appartentente ai malpensanti d'oltralpe, "in nome della 'libertà di internet' affondiamo la libertà di stampa". La posizione ufficiale di Google è spiegata in francese nel documento "Les effets néfastes d'un projet de loi visant à interdire le référencement non rémunéré d'articles de presse en France" che è stato spedito ai vari uffici del Governo francese. A "Le Monde" il Ministro Aurelie Filippetti (d'origine italiana) ha definito come "metodi sorprendenti" le risposte ufficiali di Google, aggiungendo: "Il tono di questa nota mi ha sorpreso. Agitare minacce, non mi sembra una maniera corretta di discutere con un governo democratico". Google spiega la sua posizione dal blog europeo: "Il web ha portato ad un'esplosione di creazione di contenuti, sia da giornalisti professionisti sia di citizen journalist. Quindi non è un segreto che pensiamo che una legge come quella proposta in Francia e in Germania, sarebbe molto dannosa per Internet. Lo abbiamo detto pubblicamente per tre anni".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: