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Processo Giuseppe Uva: assolti poliziotti e carabinieri. Indagini viziate dal pm Abate, dice Manconi

"Un processo condizionato da un'indagine condotta in maniera pedestre, fino all'altro ieri, dal pubblico ministero Agostino Abate, si è concluso com'era fatale che si concludesse", riporta in una nota Luigi Manconi, parlamentare del PD, commentando l'assoluzione dei sei poliziotti e dei due carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nei confronti di Giuseppe Uva.

"Un processo condizionato da un'indagine condotta in maniera pedestre, fino all'altro ieri, dal pubblico ministero Agostino Abate, si è concluso com'era fatale che si concludesse" riflette in una nota Luigi Manconi, senatore del PD, commentando l'assoluzione dei sei poliziotti e dei due carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nei confronti di Giuseppe Uva, l'operaio di 43 anni morto nell'ospedale di Circolo di Varese nel giugno del 2008 dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei Carabinieri tra il 13 e il 14 giugno 2008.
"Abate ha dominato l'intera vicenda giudiziaria dal 2008 ad oggi con un comportamento del tutto simile a quello che lo ha portato a trattenere, per oltre 27 anni, il fascicolo relativo all'assassinio di Lidia Macchi, prima che gli venisse tolto di autorità. - sottolinea il presidente della Commissione diritti umani - Per quest'ultimo comportamento Abate è stato infine trasferito. Per quello tenuto nei confronti della vicenda giudiziaria relativa alla morte di Giuseppe Uva è stato sottoposto a una incolpazione da parte della Procura generale presso la Cassazione, che tra l'altro gli attribuiva la violazione di diritti fondamentali della persona".
"Con queste premesse, con una conduzione dell'indagine oscillante tra improntitudine e negligenza gravissima, tra abusi e illegalità, la sorte del processo conclusosi (ieri, ndr) era in qualche misura segnata. - osserva infine il parlamentare - Resta il fatto, incancellabile, che della morte di Giuseppe Uva, di cui è certa l'illegalità del fermo e del trattenimento per ore in una caserma dei carabinieri, non conosciamo una plausibile ricostruzione. Ora la verità si fa ancora più lontana. Rimane la prova di straordinario coraggio civile dei famigliari e, in particolare, della sorella Lucia che, senza alcuna risorsa e in un ambiente diffusamente ostile, non si è mai arresa, dando prova di credere, nonostante tutto e tutti, in una giustizia che l'ha mortificata ancora una volta."

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