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Tremonti: spiagge? Non me ne frega un tubo. Ma rischio è spiaggiopoli

A Giulio Tremonti delle spiagge non gliene "fregherà un tubo", come ha affermato nel corso di un convegno a Bagnaia, ma il rischio è che con "il Decreto sviluppo si avrà una vera e propria 'spiaggiopoli' ", come denunciano i Verdi, che scrivono a Giorgio Napolitano.

A Giulio Tremonti delle spiagge non gliene "fregherà un tubo", come ha affermato nel corso di un convegno a Bagnaia (sabato 14 maggio), ma il rischio è che con "il Decreto sviluppo si avrà una vera e propria 'spiaggiopoli', perché non solo si avrà la privatizzazione di fatto (a canoni irrisori) delle spiagge e degli arenili ma una colata di cemento invaderà i litorali italiani" come denunciano i Verdi di Angelo Bonelli dal proprio sito internet. I Verdi quindi comunicano di aver "inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un lungo memoriale per denunciare l'incostituzionalità della norma sulla privatizzazione delle spiagge contenuta nel Decreto Sviluppo". I Verdi spiegano quindi che "la norma sulle spiagge del decreto sviluppo presenta due ordini di illegittimità". "Il primo punto - sottolineano - consiste nella concessione del diritto di superficie: in pratica il diritto a occupare il suolo delle spiagge si rinnova automaticamente alla scadenza dei sessant'anni per altri novant'anni, con corsia preferenziale per quanti già avevano la concessione. Questo significa che lo Stato, formalmente ancora proprietario delle spiagge, perde ogni diritto su di esse: il diritto di superficie dà infatti facoltà, a chi occupa il suolo in questione, di disporre liberamente di esso, di costruirvi sopra o di impedire l'accesso ad altri. I cittadini in pratica dovranno pagare persino per posare in terra il proprio asciugamano e gli imprenditori potranno prolungare - vita natural durante – i propri diritti sui litorali pubblici, sottraendo questi beni alla libera fruizione della comunità". "Il secondo punto - continuano i Verdi - consiste nel fatto che i privati non solo potranno edificare ulteriormente i terreni loro 'concessi' (ovvero: regalati) ma anche le zone comunali non incluse nel demanio marittimo ma limitrofe, che potranno essere utilizzate per creare strutture di supporto agli stabilimenti balneari già esistenti. Risultato: solo a Ostia, sul litorale romano, potranno essere versati 1,5 milioni di metri cubi di cemento su più di 300mila mq di spiagge e aree verdi, mentre a livello nazionale si parla di più di 10 milioni di metri cubi sul 50% delle spiagge italiane (pari a 3534 km di litorali). Il tutto - lo ripetiamo - al modico prezzo di 53 centesimi a metro quadro: un'area balneare di 10mila metri quadri costerà, al fortunato imprenditore balneare, meno dell'affitto di un bilocale a Roma o Milano". I Verdi sottolineano come inoltre, da attenta lettura, sia anche "spuntata" una "mini subdola sanatoria per i manufatti abusivi", visto che il Governo sembra abbia "inteso introdurre surrettiziamente una nuova sanatoria edilizia di carattere straordinario, peraltro proprio su beni di proprietà dello Stato per legge gravati da vincolo paesaggistico in funzione del loro pregio e destinati alla pubblica funzione, in aperto contrasto con quanto statuito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.196/04, che aveva escluso che il Governo potesse varare un ulteriore condono edilizio dopo quello del 2003 persino nei territori non vincolati". Per Tremonti, quindi, le critiche in merito alla "privatizzazione delle spiagge" sarebbero state solo "un atteggiamento pittoresco". Ma stando alle denunce dei Verdi, a breve di "pittoresco" rimarranno solo quelle.

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