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Tremonti: perché criticare Cina, ha una sua logica

Da Washington Giulio Tremonti torna a parlare della Cina. I cinesi "hanno una loro logica" e non vede "ragione di criticare la Cina" aggiungendo che sarebbe da puntare il dito contro l'Occidente "che ha messo in pista un meccanismo di globalizzazione troppo rapido".

Da Washington il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti torna a parlare della Cina, al centro di molte polemiche in questi giorni a causa delle dure reazioni che ha avuto in seguito all'assegnazione del Premio Nobel per la Pace al dissidente politico Liu Xiaobo.
Il giorno prima dell'assegnazione il premier Silvio Berlusconi aveva detto che "i governanti cinesi sono fautori della politica del fare", che non si "irrigidiscono su questioni di principi" e che "come noi preferiscono la politica dello sviluppo e dell'armonia e della sicurezza", concludendo che la Cina "cerca sempre un accordo con tutti".
Tranne con chi non è d'accordo con lei sarebbe da aggiungere, vista la reazione del dopo Nobel a Liu Xiaobo.
Ma anche Tremonti non vede "ragione di criticare la Cina" aggiungendo che sarebbe da puntare il dito contro l'Occidente "che ha messo in pista un meccanismo di globalizzazione troppo rapido".
Giulio Tremonti ammette che in effetti al motto "liberté, égalité e fraternité" in Occidente è stato sostituito con quello di "globalité, marché, monnaie" (globalità, mercato, moneta) e che non è stato certo lui "a volere così in fretta il mercato", ma loro, rivolgendosi alla platea riunita per i lavori del Fondo monetario internazionale.
D'altronde, conclude, i cinesi "hanno una loro logica". Come tutti.

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