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Tremonti: BCE "suggerisce". Ma quanto l'Italia è Paese ancora sovrano?

E' Giulio Tremonti a togliere gli ultimi dubbi sulla lettera che la BCE ha inviato al governo italiano, rivelando che la Banca centrale europea ha effettivamente consigliato su come e dove intervenire. Tanto che Antonio Di Pietro si domanda "fino a che punto l'Italia è un Paese ancora sovrano".

Che la BCE abbia dettato al governo italiano i provvedimenti da prendere è ormai certo, visto che è lo stesso Giulio Tremonti a rivelarlo davanti alle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Camera e Senato. Tra i punti "consigliati" dalla Banca centrale europea c'è per esempio l'invito ad "intervenire con forza su liberalizzazioni, servizi pubblici e professioni" come spiega il ministro dell'Economia, aggiungendo che "sul lato della crescita serve la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali". Tremonti rivela anche che "la Banca centrale europea ci ha anche chiesto tagli agli stipendi pubblici attraverso il licenziamento o la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione" spiegando che nella lettera c'erano "suggerimenti che riguardano le pensioni di anzianità, le donne nel settore privato, e si formula anche l'ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici". Inoltre, la Banca centrale europea chiede anche "una spinta verso la contrattazione a livello aziendale, il superamento di un sistema aziendale rigido e il licenziamento e la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici". Giulio Tremonti afferma però che "questo, non è detto che debba essere oggetto dell'attività del governo italiano". Il fatto che comunque una Banca detti la politica governativa di un Paese sembra comunque allarmante per uno Stato sovrano, soprattutto se si pensa che la lettera non è stata presentata al Parlamento e pare che non ci sia neanche nessuna intenzione di farlo in futuro. L'unico indignato finora sembra essere solo Antonio Di Pietro, che ha colto l'occassione anche intervenendo davanti alla Bicamerale per chiedere espressamente al ministro Tremonti di tirare "fuori questa lettera di commissariamento". "Non ci venga a dire che è un documento confidenziale. Lei non c'è mica andato a letto con la BCE, per averci la 'confidenza'! - incalza il leader dell'Italia dei Valori - So bene cosa vuol dire 'confidenziale', ma ci vuole anche rispetto delle istituzioni! Questo è un Parlamento, e la lettera della BCE non è stata mandata a lei in quanto amico ma in quanto esponente del governo, e lei, come esponente del governo, deve dare al Parlamento il documento della BCE". Che "il commissariamento è un dato di fatto" lo dice anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che intervenendo a Montecitorio dopo l'informativa di Tremonti afferma: "Noi siamo stati commissariati dalla BCE e non abbiamo armi per opporci". "Vogliamo sapere - conclude Antonio Di Pietro - fino a che punto l'Italia è un Paese ancora sovrano e da che punto questo Paese è stato definitivamente commissariato".
Se la lettera della BCE non arriverà in Parlamento, sarà comunque evidente "fino a che punto l'Italia è un Paese ancora sovrano".

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