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Tremonti: 626 irrinunciabile ma non certe "regole-costi"

Il Ministro Giulio Tremonti è costretto a tornare sul discorso della legge 626, quella sulla sicurezza del lavoro, dopo le polemiche sorte in seguito alle sue parole al Berghem Festival: "la sicurezza sul lavoro è un'irrinunciabile" ma "l'applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell'assurdo".

"Nel corso di una festa" dice il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti (quella del 25 agosto del Berghem Festival di Alzano Lombardo, ndr) sono state dette "cinque parole cinque alle undici di sera che hanno fornito occasione per una polemica che mi sembra un po' eccessiva". Tremonti è stato così costretto a tornare sul discorso della legge 626, quella sulla sicurezza del lavoro. La frase "robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci" era inizialmente passata un po' in sordina, ma si sa la rete non è nata solo per cinguettare allegramente su Twitter e postare fotografie su Facebook (purtroppo direbbero alcuni). E così piano piano la polemica si gonfia, arrivano i primi articoli critici (purtroppo ne esistono ancora, direbbero altri) e anche i sindacati manifestano la loro indignazione.
Il Ministro Tremonti, quindi, chiarisce il suo pensiero: "la sicurezza sul lavoro è un'irrinunciabile conquista della civiltà occidentale mentre l'eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità". Al meeting del 25 agosto, infatti, Tremonti aveva anche sottolineato che chi vuole "diritti perfetti nella fabbrica ideale" rischierà "di avere diritti perfetti ma di perdere la fabbrica che va da un'altra parte". Filosoficamente, però, il diritto perfetto non sarebbe proprio quello in grado di soddisfare tutti? Per evitare ulteriori malintesi, Tremonti spiega che "l'applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell'assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma, di sanzioni erratiche". Il Ministro dell'Economia sottolinea che certe "regole-costi" potrebbero essere eliminate e non per questo minare "la vita e la sicurezza dei lavoratori".
Alcuni però continuano a non capire il perché se in Italia i corsi di formazione "sono fantasma" e i costi diventano "artificiali" bisogna cambiare la regola e non invece semplicemente vigilare sul rispetto della stessa.

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