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I 4 punti Tremonti-Berlusconi:da manovra anticipata a liberalizzazioni

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti comunicano i 4 punti che dovrebbero ridare fiducia ai mercati (che sembrano dettare le nostre politiche di governo): dal pareggio di bilancio anticipato al 2013 alla "madre di tutte le liberalizzazioni".

Sembra che uno dei mostri del videogame di Giulio Tremonti abbia preso il sopravvento sugli altri, la speculazione. Il premier Silvio Berlusconi afferma infatti durante la conferenza stampa congiunta con il ministro dell'Economia e il sottosegretario Gianni Letta che sull'Italia "c'è un'attenzione particolarissima della speculazione internazionale a cui bisogna cercare di mettere un argine" sottolineando però che "nulla di quello che succede è qualche cosa che si può ascrivere alla responsabilità di uno dei governi di qualunque Paese, è qualche cosa che riguarda globalmente il sistema finanziario". Una precisazione che secondo alcuni sa solamente di "excusatio non petita, accusatio manifesta". Quel che appare certo è che le Borse stanno dettando le politiche dei governi, in particolare del nostro, che continua a prendere provvedimenti urgenti giustificati dalla crisi e che rischiano però di far cadere nel "baratro" l'Italia, come sostiene il leader di Sel Nichi Vendola dopo aver appreso i 4 punti di Tremonti che dovrebbero invece risollevare le sorti del Bel Paese. Prima di passare la parola a Tremonti, Berlusconi sottolinea inoltre che le misure che verranno adottate dall'Italia sono state concordate "con altri leader europei e con alcune delle istituzioni finanziarie internazionali". Da sottolineare che solo il giorno prima il presidente della BCE Jean-Claude Trichet invitava l'Italia ad "anticipare i tempi del risanamento fiscale" auspicando anche "una maggiore flessibilità del mercato del lavoro". Due concetti che sono stati poi ripresi in due dei quattro punti formulati da Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia annuncia infatti che è stato stabilito "l'anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013" affermando che "questo avverà non modificando la struttura della normativa ma anticipandone la tempistica, a partire dalla delega assistenziale. Questa era prevista come normativa di rigore sviluppata verso il biennio 2013-2014, sarà invece sviluppata sul biennio 2012-2013". Nessun'altra precisazione in merito, tanto che Antonio Di Pietro evidenzia che nel discorso è stato "omesso la parte più importante, ossia la modifica delle ultime norme varate, che oltre ad essere fortemente inique sono risultate inefficaci". Anche Italo Bocchino di Fli formula "forti dubbi sulle misure previste dalla manovra per raggiungere il pareggio, troppo sbilanciate verso le tasse e troppo timide nel taglio della spesa pubblica". Completamente critica è invece Susanna Camusso, che già dopo le parole di Trichet sottolineava che anticipare la manovra "non va bene" perché questa "è sbagliata". Come spiega in una intervista a La Repubblica, Susanna Camusso evidenzia che è proprio quasta manovra correttiva a far perdere di "credibilità" l'Italia perché "pesando solo sulla fascia debole della popolazione e non toccando la finanza e le grandi ricchezze, non crea sviluppo, ma solo depressione. Anticiparla significherebbe affossare un Paese che si trova già in una situazione di grande debolezza e condurlo verso un maggiore debito: una spirale verso il peggio. E dal punto di vista sociale, considerata l'anticipazione dei tagli alle deduzione e detrazione previste per il 2013-14, significherebbe uccidere il welfare e aumentare le tasse per i lavoratori dipendenti e pensionati, con conseguenze devastanti per i più deboli". Insomma, quello che per il governo è un punto essenziale per ridare ai mercati fiducia è per molti la classica "zappa sui piedi". Anche il secondo parere di Trichet rientra nel piano della maggioranza, visto che il quarto punto di Giulio Tremonti riguarda "la materia del mercato del lavoro". "E fondamentale per ragioni che sono evidentemente connesse allo sviluppo, agli investimenti e all'attrazione di investimenti e soprattutto al futuro dei giovani. Esiste un testo, deve essere presentato alle parti sociali e discusso". Ancora una volta interviene il leader dell'Italia dei Valori, che definendo l'annuncio Berlusconi-Tremonti come quello "dei fichi secchi" sottolinea che "dire che vogliono una delega per intervenire sul mercato del lavoro senza dire di cosa si tratta vuol dire semplicemente chiudere gli occhi e lasciar fare a chi finora ha pensato solo ai fatti propri". Altri invece temono che presto dovranno dire addio definitivamente al caro e vecchio (e amato) "Statuto dei lavoratori" per un ben più moderno (e annunciato) "Statuto dei lavori". Da evidenziare come già nel nome l'attenzione non è più rivolta al lavoratore ma al lavoro. Il terzo e il primo punto "fondamentale" di Giulio Tremonti riguardano invece modifiche all'assetto costituzionale. Da una parte si intende introdurre all'articolo 41 della nostra Costituzione "la madre di tutte le liberalizzazioni" (che evidentemente non era invece tra le ispirazioni dei padri fondatori), e cioè stabilire che "tutto è libero tranne ciò che è espressamente vietato". Da una parte c'è Antonio Di Pietro che si domanda "a che serve dire che in Costituzione bisogna scrivere che è libero tutto ciò che non è vietato? Ma perché, adesso c'è qualcosa che è libera e anche vietata?". Dall'altra già diversi commentatori temono che questa nuova norma andrà a penalizzare il concetto, dall'alto valore civico e morale introdotto dai costituenti, che stabilisce che l'niziativa economica privata "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Infine, Tremonti annuncia che già dalla prossima settimana le Commissioni di Camera e Senato saranno a lavoro per approvare al più presto l'introduzione nella Costituzione del "criterio del pareggio di bilancio". Da sottolineare che all'articolo 81 della Costituzione viene già stabilito che "ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte", costringendo di fatto il Parlamento ad avere una copertura per ogni legge di spesa. Inserire "l'obbligo del pareggio di bilancio" potrebbe anche essere utile, ma in molti evidenziano che in effetti basterebbe volerlo. Inserire una norma simile in tempo di crisi, pensa già qualcuno, potrebbe invece servire solamente come "scusante" per i tagli che il governo evidentemente si appresta a fare.

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