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Giulio Regeni, la Homeland Security e Hacking Team

Chi può aver rapito Giulio Regeni? E' ancora una domanda senza risposta, in un Egitto che conta 340 persone scomparse solo nel 2015. "E' la logica conseguenza del credito attributo dalla comunità internazionale al regime egiziano senza richieste di misure concrete nel campo dei diritti umani" denuncia un amico di Giulio Regeni. Nonostante questo, il sistema di sorveglianza Galileo Remote Control System (Rcs) dell'italiana Hacking Team sarebbe finito nelle mani del regime del generale al-Sisi.

"Fosse stato rapito da criminali, sarebbe seguita una richiesta di riscatto. Fosse stato rapito da terroristi, sarebbe seguita una rivendicazione. Ma la vera domanda è questa: chi può aver rapito un cittadino straniero da Dokki, il 25 gennaio, mentre migliaia di soldati e poliziotti erano dislocati per quelle strade?" si chiede Mohamed, avvocato, attivista dei diritti umani, impegnato nei diritti dei lavoratori e collaboratore COSPE proprio in questo ambito. Mohamed era stato contattato da Giulio Regeni nei giorni che hanno preceduto la sua scomparsa, ed è a lui che molti amici del ricercatore italiano si sono rivolti per avere informazioni in merito ai possibili legami che il 28enne di Fiumicello aveva con il movimento sindacale egiziano e i vari fenomeni sindacali indipendenti nati dal 2011. Intervistato da Nena News, con cui Giulio Regeni collaborava, Mohamed sottolinea: "Credo che quanto è accaduto a Giulio, e a migliaia di altri egiziani, vittime come lui, è la logica conseguenza del credito attributo dai governi e dalla comunità internazionale al regime egiziano, senza condizioni, senza richieste di misure concrete nel campo dei diritti umani, della democrazia e delle riforme istituzionali".

Secondo organizzazioni come Amnesty International, Human Rights Watch e Front Line Defenders negli ultimi due anni, cioè a seguito del colpo di Stato militare del 3 luglio 2013 che ha portato alla presidenza dell'Egitto Abd al-Fattah al-Sisi, "sono 12.000 le persone arrestate con l'accusa di terrorismo e che si vanno ad aggiungere alle oltre 22.000 ancora in carcere senza accuse ufficiali dal 2013" mentre sono "340 le persone scomparse invece, solo dall'anno scorso". Sempre Nena News ricorda che "a molti degli attivisti che ancora vivono al Cairo, sono stati interdetti i viaggi e bloccati i passaporti: tra loro alcuni nostri amici e partner come Gamal Eid di ANHRI (Arab Network for Human Rights) e i giornalisti Esraa Abdelfattah e Ismail Iskandarani, di cui abbiamo denunciato i casi. Mentre il blogger Alaa Abdelfattah sta scontando 5 anni di carcere dopo un processo sommario e false accuse".

Nonostante questo, l'italiana Hacking Team avrebbe venduto il sistema di sorveglianza Galileo Remote Control System (Rcs) alla società de Il Cairo GNSE Group con sede in Lebanon Street e in una email del 2014, come riportato nel database pubblicato da WikiLeaks, viene specicato che "il Cliente è HOME LAND SECURITY e non MOI-NATIONAL SECURITY" perché "hanno cambiato nome". La Homeland Security sarebbe la ex State Security Investigations Service (Amn al-Dawla), che ha cambiato nome proprio sotto il generale al-Sisi. E vicino alla sede della Homeland Security è stato recuperato il corpo martoriato dalle torture di Giulio Regeni.

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