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Giulio Regeni, 007, la stretta alleanza Italia-Egitto e la guerra in Libia

E' ancora un giallo la morte di Giulio Regeni. Sempre più fonti lasciano intendere che Giulio Regeni non fosse solo un semplice ricercatore ma un uomo dei servizi segreti, versione questa "categoricamente ed inequivocabilmente" smentita dalla famiglia del 28enne di Fiumicello. Dietro le torture subite da Giulio Regeni ci potrebbe essere l'Egitto o qualche altro Paese infastidito dalla stretta alleanza tra Il Cairo e Roma?

Il giallo sulla morte di Giulio Regeni rimane ancora tutto da svelare, ma una immediata conseguenza sembra averla già provocata: in Egitto c'è stato un crollo delle prenotazioni turistiche estive da parte dell'Italia. Mohamed Abdel Gabbar, funzionario dell'Egyptian Tourism Promotion Authority, sostiene che la morte di Giulio Regeni verrebbe strumentalizzata.

L'Egitto infatti continua a negare che Giulio Regeni sia stato prelevato da un qualche apparato della sua sicurezza mentre in Italia è la famiglia del ricercatore a smentire "categoricamente ed inequivocabilmente" che il 28enne di Fiumicello "sia stato un agente o un collaboratore di qualsiasi servizio segreto, italiano o straniero". Lorenzo Bianchi su Quotidiano.net ieri ha sostenuto infatti che "dalla Farnesina è arrivata una disposizione precisa e perentoria" rivolta all'ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari il quale non avrebbe dovuto in sostanza parlare dei presunti rapporti di collaborazione tra Giulio Regeni e apparati dei servizi segreti. Oggi è invece è Alessandra Rizzo su La Stampa a rivelare che mentre viveva in Gran Bretagna Giulio Regeni "aveva lavorato per un anno presso un'azienda d'intelligence fondata da un ex funzionario americano implicato nello scandalo Watergate", la Oxford Analytica, descritta come un gruppo che "analizza tendenze politiche ed economiche su scala globale per enti privati, agenzie e ben cinquanta governi, una specie di privatizzazione di altissimo livello della raccolta di intelligence. Ha uffici, oltre che a Oxford, a New York, Washington e Parigi, e vanta una rete di 1.400 collaboratori". Nel board della Oxford Analytica "figurano anche John Negroponte, ex direttore della United States Intelligence Community e Sir Colin McColl, ex capo del MI6, il servizio segreto inglese".

Il giornalista Marco Gregoretti sul suo blog il 14 febbraio ribadiva invece ancora una volta che "Giulio Regeni era un agente di primo livello, non un semplice collaboratore". Gregoretti cita l'Aise (l'Agenzia informazioni e sicurezza esterna) sostenendo che il direttore Alberto Manenti si sarebbe recato a Il Cairo per "tentare di recuperarlo (Giulio Regeni, ndr) vivo" come afferma un fonte citata da Gregoretti. La stessa fonte spiega che Manenti sarebbe "arrivato (a Il Cairo, ndr) il primo febbraio ed è ripartito il tre. Era già in volo quando gli fu comunicata la notizia del ritrovamento del cadavere".

La famiglia di Regeni però precisa: "Provare ad avvalorare l'ipotesi che Giulio fosse un uomo al servizio dell'intelligence significa offendere la memoria di un giovane universitario che aveva fatto della ricerca sul campo una legittima ambizione di studio e di vita". Anche la Oxford Analytica assicura di non essere mai stata legata ad alcuna agenzia di intelligence.

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ricorda però che "a metà dicembre l'Università di Cambridge chiese a Giulio Regeni di intensificare le ricerche all'interno del sindacato. Il ricercatore italiano fu sollecitato ad ottenere maggiori notizie su quanto stava accadendo in quel settore dove forte è l'opposizione al regime del presidente Abd al-Fattah al-Sisi" ipotizzando che il ricercatore friulano possa essere diventato una "vittima di interessi che andavano oltre i semplici approfondimenti sulla realtà egiziana". Per questo motivo, si sottolinea, bisogna "scoprire chi ha ricevuto i suoi 'report' " e "soprattutto l'uso che ne è stato fatto a sua insaputa". Se infatti questi report fossero finiti sul tavolo di qualche servizio di sicurezza occidentale, magari intercettato dagli egiziani, il lavoro di Giulio Regeni potrebbe non essere stato interpretato solo come i quello di un ricercatore universitario.

Marco Gregoretti ipotizza invece oggi che forse l'Egitto davvero potrebbe essere estraneo alla vicenda, sottolineando che forse alla Gran Bretagna poteva dar "fastidio quel rapporto così privilegiato tra l'Italia e al-Sisi". D'altronde, Matteo Renzi è stato il primo leader occidentale a incontrare il capo di governo egiziano al-Sisi definito dal premier italiano "un grande statista". Il 18 gennaio scorso la Presidenza del Consiglio rendeva noto che Matteo Renzi aveva avuto "un colloquio telefonico con il presidente egiziano al-Sisi. Al centro della conversazione la situazione in Libia". Una nota stampa del governo egiziano ha definito quello stesso giorno i rapporti tra Italia ed Egitto "eccellentissimi". Il 25 gennaio, Giulio Regeni è scomparso, trovato cadavere il 3 febbraio, proprio il giorno in cui a Il Cairo era arrivata una delegazione di 60 imprenditori italiani, guidata dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. La missione, ovviamente, è stata immediatamente sospesa.

Sempre una fonte di Gregoretti riflette: "In un Paese dove il livello di corruzione è piuttosto alto, l'MI6 non ha avuto problemi a mettere al proprio soldo un paio di agenti di Mukhabarat (servizio segreto egiziano diviso in tre servizi che non comunicano tra loro, nda) e a fargli fare il lavoro sporco". Si aggiunge: "Il contesto era perfetto per creare un problema serio tra l'Egitto e l'Italia. 'C'era la visita del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, si stavano prendendo importanti accordi economici e, soprattutto, militari in vista della guerra' " in Libia.

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