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Dietro torture Giulio Regeni "verità scomoda". La madre: attendiamo il 5 aprile

Il 3 aprile saranno due mesi da quando il corpo del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni (scomparso il 25 gennaio) venne trovato senza vita a Il Cairo, in Egitto. Il 5 aprile gli investigatori egiziani arriveranno a Roma per riferire in Procura sugli sviluppi dell'indagine e portare eventualmente gli elementi ancora mancanti come tabulati, eventuali video, verbali. I genitori di Giulio Regeni si riservano di mostrare le foto del corpo martoriato di Giulio Regeni nel caso la verità sulla sua morte tardasse ulteriormente ad arrivare.

Il 3 aprile saranno due mesi da quando il corpo del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni (scomparso il 25 gennaio) venne trovato senza vita a Il Cairo, in Egitto. "In questi due mesi non sono stati fatti passi avanti significativi per fare luce sulle responsabilità del rapimento, le torture e l'uccisione di Giulio. Sono però proseguiti i tentativi di depistaggio, come l'ultima versione fornita alcuni giorni fa dalle autorità egiziane, secondo le quali la polizia locale avrebbe ucciso cinque uomini, presunti rapitori di Regeni, mostrando a prova di questa tesi alcuni documenti dello stesso ricercatore. Una teoria a cui, tuttavia, è impossibile credere in un paese dove, dall'inizio dell'anno, almeno 88 persone sono scomparse, otto delle quali poi ritrovate morte con segni di tortura. Più passa il tempo, dunque, più il rischio è che la verità si allontani" denuncia in una nota Amnesty International che con la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (Cild) ed Antigone lancia una serie di iniziative proprio nel giorno in cui Paola e Claudio, i genitori del ricercatore incontrano la stampa alla Sala Nassiryia del Senato.

Il 5 aprile gli investigatori egiziani arriveranno a Roma per riferire in Procura sugli sviluppi dell'indagine e portare eventualmente gli elementi ancora mancanti come tabulati, eventuali video, verbali ma se quel giorno "sarà una giornata vuota, confidiamo in una risposta forte del nostro governo" dichiara Paola Deffendi che si riserva di mostrare le foto del corpo martoriato di Giulio Regeni nel caso la verità sulla sua morte tardasse ulteriormente ad arrivare.

La madre di Regeni ci tiene poi a precisare: "Giulio non era un giornalista, non era una spia, era un ragazzo del futuro, perché se il suo essere non è stato capito, è del futuro e non di oggi. - rivelando quindi - Voi avete le visto le sue foto. Quel bel viso, sempre sorridente, sguardo aperto, postura aperta. A quella immagine sovrapponiamo un'altra immagine. Quella del suo volto come ci è stato restituito dall'Egitto. Era diventato piccolo piccolo. Non vi dico cosa hanno fatto a quel viso. Non vi ho visto solo tutto il male del mondo. L'unica cosa che vi ho ritrovato era la punta del suo naso. Lo abbiamo rivisto a Roma, in Egitto ci consigliarono di non vederlo e li assecondammo. A Roma trovammo il coraggio. Nella sala dell'obitorio, l'ho riconosciuto dalla punta del naso. Non era più il nostro Giulio".

Resta quindi ancora da capire per quale scopo Giulio Regeni sia stato sequestrato e torturato fino alla morte, con l'avvocato Alessandra Ballerini che tutela la famiglia del ricercatore che ammette: "Qualunque sia la verità è molto scomoda per quel regime".

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