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Caso Giulio Regeni: Italia da Egitto voleva tabulati o contenuti telefonate?

L'Egitto spiega che l'Italia voleva "i contenuti di tutte le chiamate effettuate nella zona di Dokki e di Mohandessin (si stima due milioni di chiamate) vicino all'abitazione" di Giulio Regeni "durante gli ultimi tre giorni prima e dopo la sua scomparsa". Finora non si era mai parlato di "contenuti" ma di "tabulati".

L'Italia ha richiamato per consultazioni il proprio amabasciatore al Cairo perché la delegazione egiziana non ha fornito agli inquirenti italiani che indagano sulla morte di Giulio Regeni "i contenuti di tutte le chiamate effettuate nella zona di Dokki e di Mohandessin (si stima due milioni di chiamate, ndr) vicino all'abitazione della vittima, durante gli ultimi tre giorni prima e dopo la sua scomparsa" come precisano alcune fonti del quotidiano egiziano Youm7 citato da Il Fatto Quotidiano. Finora invece dalla Procura di Roma era trapelata l'indignazione per la mancata consegna dei tabulati telefonici di una decina di utenze riconducibili ad altrettanti cittadini egiziani sospettati di aver avuto un ruolo nella sparizione di Giulio Regeni il 25 gennaio scorso. Mai, inoltre, si era parlato dei "contenuti" delle conversazioni telefoniche, che si dà per scontato non siano registrate né in Egitto né in Italia.
Le fonti di Youm7 chiariscono infatti che la richiesta italiana è considerata dall'Egitto "incostituzionale" perché andrebbe a violare l'articolo 57 della loro Carta che protegge la privacy di "mail telefonate e ogni sorta di comunicazioni". Inoltre, l'Egitto si sarebbe comunque trovato in difficoltà ad esaudire le richieste dell'Italia visto che per analizzare così tante telefonate sarebbe necessaria "una tecnologia moderna e tempi lunghi". L'Egitto precisa invece di aver consegnato all'Italia circa 2000 pagine di documenti in arabo che però la Procura avrebbe già considerato come inutile in quanto riporterebbero fatti già noti a Roma.

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