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Giulio Andreotti è morto: il saluto del PDL al "fecondo statista"

Con Giulio Andreotti scompare "un dominatore della scena politica italiana degli ultimi cinquant'anni, un grande democratico, un fecondo statista". Ecco il ricordo di Renato Schifani, Antonio Leone e Fabrizio Cicchitto, con quest'ultimo che sottolinea: "Con Giulio Andreotti muore una personalità che nel bene e nel male ha espresso lo spirito più profondo della Dc".

"Con la morte di Giulio Andreotti scompare un simbolo della nostra vita democratica. Un uomo che è stato capace, con alto senso dello Stato e con un'intelligenza non comune, di segnare tanti momenti fondamentali delle nostre istituzioni. Sono vicino ai suoi familiari in questo momento di dolore, anche a nome di tutti i senatori del Popolo della Libertà" commenta la scomparsa del senatore a vita presidente dei senatori del PDL, Renato Schifani. Giulio Andreotti è morto infatti oggi a Roma all'età di 94 anni, dopo una lunga malattia che lo aveva debilitato. Antonio Leone sottolinea invece che con Giulio Andreotti scompare "un dominatore della scena politica italiana degli ultimi cinquant'anni, un grande democratico, un fecondo statista". Leone ricorda: "Andreotti è stato certamente l'uomo politico che fin dagli anni che lo videro giovanissimo costituente, ha meglio rappresentato e illustrato l'Italia a livello internazionale e che ha impresso con la sua presenza ai vertici istituzionali un'impronta indelebile alla rinascita nel dopoguerra del nostro Paese e poi alla sua marcia verso la modernizzazione, fino allo status di grande potenza industriale. - aggiungendo - Noi tutti che da giovani ci accostavamo all'impegno politico lo abbiamo sempre guardato come punto di riferimento. Aveva una capacità unica di interpretare gli avvenimenti politici e anticipare la soluzione dei problemi che essi avrebbero posto, opponendo agli isterismi di molti la sua vincente e calma saggezza. L'Italia perde un grande protagonista della sua storia repubblicana".

Commosso anche il saluto di Fabrizio Cicchitto che ricorda che "con Giulio Andreotti muore una personalità che nel bene e nel male ha espresso lo spirito più profondo della Dc". "Per lui la mediazione era l'essenza della politica e andava esercitata con tutti, dal Pci ai grandi gruppi economico finanziari agli alleati politici fino anche alla mafia tradizionale, - continua Cicchitto - mentre invece condusse una lotta senza quartiere contro quella corleonese, fedele in modo totale in una prima fase all'Alleanza Atlantica, in una seconda persegui intese e rapporti anche con l'Urss e il mondo comunista". Cicchitto evidenzia infine come Giulio Andreotti "diede anche espressione a quella parte della Dc che scelse di avere rapporti preferenziali con il mondo arabo nella moltelplicità delle sue espressioni. Rispetto a De Gasperi e anche a Moro e a Fanfani egli è stato più l'uomo della continuità e della normalità della gestione del potere che non il protagonista di grandi progetti politici e di grandi cambiamenti strutturali".

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