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Prelievo forzoso sui conti correnti e patrimoniale? Amato dice no

In queste ore si vocifera che il premier del governo delle larghe intese potrebbe essere Giuliano Amato, già due volte Presidente del Consiglio. Ma il nome di Amato è associato anche al prelievo forzoso sui conti correnti del 1992, e così il giurista assicura: "Nessuna patrimoniale e nessun prelievo".

Mentre Giorgio Napolitano prosegue le sue consultazioni lampo, in queste ore il nome Giuliano Amato rimane tra quelli destinati a guidare un governo di larghe intese. Oltre a Matteo Renzi ed Enrico Letta, si fa strada l'idea che alla fine Giorgio Napolitano possa affidare proprio ad Amato la Presidenza del Consiglio. Inevitabile associare Giuliano Amato al prelievo forzoso sui conti correnti del 1992, quando l'Italia si fece precursore (in misura per fortuna molto minore) di quanto avvenuto poche settimane fa a Cipro. Il governo di Giuliano Amato, infatti, nel 1992 stabilì il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti bancari per un "interesse di straordinario rilievo" in relazione a "una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica". Anche oggi la situazione della finanza pubblica è indubbiamente "drammatica", e quindi in molti hanno pensato che un governo Amato potrebbe adottare un provvedimento simile a quello di circa due decenni fa. A margine di un convegno sull'università della Scuola Sant'Anna, a Pisa, Giuliano Amato fuga quindi ogni dubbio in proposito, assicurando che qualora dovesse essere chiamato a guidare il governo non adotterebbe una patrimoniale o un nuovo prelievo forzoso sui conti correnti. Pur ammettendo che "gli Stati con disavanzo pubblico devono contenere il proprio deficit", Giuliano Amato infatti chiarisce "di solo contenimento del debito si può morire" spiegando come sia "indispendabile che, innanzitutto in sede europea, vengano adottate misure compensative che rivitalizzino l'economia".

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