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Attentato dell'Addaura: mafia e servizi segreti

Riaperta dopo 21 anni l'indagine sul fallito attentato dell'Addaura contro il giudice Falcone. Si cercano tracce di DNA sulle mute utilizzate per piazzare l'esplosivo. Forse anche la mano dei servizi segreti di Stato.

Dopo 21 si riaprono le indagini sul fallito attentato dell'Addaura contro il giudice Falcone. Sono 5 i nuovi indagati, pare legati al clan Madonia. La procura di Caltanissetta ha ordinato un prelievo di DNA che ci sarebbero sulle attrezzature dei sub che il 19 giugno 1989 organizzarono l'attentato: 20 Kg di esplosivo davanti la villa di Falcone sul lungomare dell'Addaura.
I nomi iscritti sono quelli del boss Salvino Madonia più Gaetano Scotto, condannato per la strage di via D'Amelio, Raffaele Galatolo, Angelo Galatoloil e il collaboratore di giustizia Angelo Fontana, che si è autoaccusato. Compare anche il nome di Pino Galatolo, che però è morto.
L'attentato del 1989 potrebbe inoltre essere stato organizzato anche da agenti dei servizi segreti deviati, che informarono la mafia sul luogo dove risiedeva Falcone.
Insomma, si cerca di confrontare le tracce di DNA recuperate sulle attrezzature dei sub con quelle degli indagati.

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