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Trattativa Stato-mafia: no presenza Riina, Bagarella e Mancino al Quirinale

La Corte d'Assise di Palermo ha deciso che i boss mafiosi Totò Riina e Leoluca Bagarella, nonché l'ex ministro Nicola Mancino, tutti imputati nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, non potranno essere presenti alla testimonianza di Giorgio Napolitano, che si svolgerà a porte chiuse al Quirinale. I pm avevano dato invece parere favorevole per evitare un caso di nullità del processo.

Salvatore 'Totò' Riina, Leoluca Bagarella e Nicola Mancino avevano chiesto, in quanto imputati nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, di poter partecipare alla testimonianza di Giorgio Napolitano, che si svolgerà a porte chiuse al Quirinale. I pm avevano dato parere favorevole alla richiesta, soprattutto per evitare un caso di nullità del processo. Nonostante questo, la Corte d'Assise di Palermo ha deciso che i boss mafiosi e Mancino non potranno assitere alla testimonianza di Napolitano, assicurando che non c'è il rischio nullità del processo poiché entrano in gioco, si legge nell'ordinanza, le "speciali prerogative del Presidente della Repubblica" e "l'immunità della sede, anche per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza nazionale". Uno dei legali di Nicola Mancino, Nicoletta Piergentili Piromallo, afferma però: "Per noi l'ordinanza è nulla, in base all'articolo 178 del codice di procedura penale perché viola il diritto dell'imputato Mancino di intervenire personalmente all'udienza". La Corte di Palermo ha negato la presenza al Colle anche di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'associazione familiari vittime di Georgofili, permettendo di partecipare alla testimonianza di Napolitano solo ai giudici che presiedono il processo sulla trattativa Stato-mafia, ai pubblici ministeri e agli avvocati di imputati e parti civili. C'è già chi si chiede perché Giorgio Napolitano non decida, a questo punto, di essere ascoltato in una normale aula di tribunale, permettendo agli imputati di avvalersi dei loro diritti.

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