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Trascrizione deposizione Napolitano: dal ricatto della mafia al Colpo di Stato

E' stata pubblicata la trascrizione della udienza dedicata alla testimonianza resa nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale, il 28 ottobre 2014. Nel corso della deposizione, Napolitano ammette che gli attentanti del 1993 "si susseguirono secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut - aut". Napolitano ammette poi il timore di Carlo Azeglio Ciampi che ci fosse in atto anche un tentativo di Colpo di Stato.

E' stata pubblicata la trascrizione della udienza dedicata alla testimonianza resa nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale, il 28 ottobre scorso nella Sala del Bronzino, davanti alla II Sezione della Corte d'Assise di Palermo e resa nota oggi. La trascrizione della registrazione audio dell'udienza è stata eseguita a cura della II Sezione della Corte d'Assise di Palermo. In corso di deposizione, Napolitano afferma, a proposito degli attentati in via Fauro a Roma, in Via dei Georgofili a Firenze e, nella notte tra il 27 e il 28 luglio del 1993, contestualmente in Via Palestro a Milano e a San Giovanni Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, che "la valutazione comune alle autorità istituzionali in generale e di Governo in particolare, fu che si trattava di nuovi sussulti di una strategia stragista dell'ala più aggressiva della mafia, si parlava allora in modo particolare dei corleonesi, e in realtà quegli attentati, che poi colpirono edifici di particolare valore religioso, artistico e così via, si susseguirono secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut - aut, perché questi aut - aut potessero avere per sbocco una richiesta di alleggerimento delle misure soprattutto di custodia in carcere dei mafiosi o potessero avere per sbocco la destabilizzazione politico - istituzionale del paese e naturalmente era ed è materia opinabile".

Il pm Di Matteo quindi domanda: "E quindi lei ha detto si ipotizzò subito che la matrice unitaria e la riconducibilità ad una sorta di aut - aut, di ricatto della mafia, ho capito bene?". Giorgio Napolitano conferma: "Ricatto o addirittura pressione a scopo destabilizzante di tutto il sistema. - aggiungendo - Probabilmente presumendo che ci fossero reazioni di sbandamento delle Autorità dello Stato, delle forze dello Stato".

Napolitano parla poi del timore da parte dell'allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, che potesse avvenire un Colpo di Stato "anche in esito al momentaneo black aut delle linee telefoniche di Palazzo Chigi". Il Capo dello Stato spiega: "Poteva considerarsi un classico ingrediente di Colpo di Stato anche del tipo verificatosi in altri paesi lontani dal nostro, questo tentativo di isolare diciamo il cervello operante delle forze dello Stato, blocchiamo il Governo, il Capo del Governo, l'edificio in cui vengono prese le decisioni del Governo, dopo di che possono rimanere senza guida le Forze di Polizia, le Forze dell'Ordine e questo certamente è ciò che aveva in modo particolare impressionato Ciampi e che lo aveva indotto a parlare di qualcosa che poteva essere assimilato a un tentativo o un vago progetto di Colpo di Stato".

Giorgio Napolitano afferma invece di "non ricordare" quando il pm Di Matteo chiede: "Pochi giorni dopo il 10 agosto del 1993, un alto funzionario della Dia, mi pare allora Vice Presidente della Direzione Investigativa Anti Mafia, che da poco era stata introdotta per Legge, il dottor Gianni De Gennaro, inviò, lo diciamo perché sono acquisizioni processuali già consacrate in questo dibattimento, al Ministro dell'Interno Mancino, che successivamente lo trasmise al Presidente della Commissione Anti Mafia Violante, un appunto riservato concernente le stragi consumate a Roma e Milano, così viene definito. Nell'appunto si evidenziava la probabile causale collegata alla reazione della mafia al regime penitenziario speciale del 41 bis e si concludeva, le leggo testualmente: 'l'eventuale revoca, anche solo parziale dei decreti che dispongono l'applicazione dell'articolo 41 bis, potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla stagione delle bombe'. Le vogliamo chiedere, Presidente, il Ministro Mancino, il Presidente Violante, che avevano comunque ricevuto quella nota, o eventualmente altri, la misero a conoscenza del contenuto di questa nota riservata del Vice Capo della Dia?" Il Presidente della Repubblica fa quindi "osservare" al magistrato: "Ci stiamo allontanando di molti chilometri dal luogo, diciamo, della originaria sollecitazione di una mia testimonianza. - aggiungendo - E poi davvero un po' supponendo che io abbia una memoria che farebbe impallidire Pico della Mirandola ricordare ogni elemento, se mi fu data quella nota, come reagirono tizio e caio, francamente non credo di poter rispondere".

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